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a Caterina Como

Corsa in corriera su per la collina,
Poseidonia, le alture di Capaccio,
tutte le estati un orto di pannocchie,
per grazia di comare Caterina.
Di questa terra giovane figlioccio
conobbi la campagna e la marina,
un ruscelletto alloggio di ranocchie,
culi di donne a sera e di mattina.
Però con lei si dilatò lo sguardo
fino alla costa di Palinuro,

dove sboccano il Lambro ed il Mingardo,
il porto sospirato, ma insicuro.
Ne respirammo l’aria contadina,
ov’è rimasto perso il suo spavento,
ove all’idillio successe la rovina
dei fichi d’India, del mirto del Cilento.
Ora s’intride il mio solingo albergo
d’una tintura d’oro e di fragranza,
con il suo olio la mente mi cospargo,
con il suo unguento curo la mancanza.


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Lasciai tutto, tutto volli lasciare,
per inseguire chimere d’oltremare.
Studi e parenti, monti e monumenti,
gli indirizzi trascritti in un quaderno,
i fichi d’India, gli olivi del Cilento,
lavoro, motoretta e mosso il mare,
che ancor m’intenerisce questo cuore.

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Lasciai tutto, tutto dovetti lasciare,
la mia vita è stata un viaggio eterno,
al vostro mondo un perenne ritornare,
dispensando ricordi a tempo alterno.
Lasciai tutto, tutto pensai di lasciare,
il tetto patrio scrutando dall’esterno,
e il tempo non è più di rincasare.


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a Vittorio Esposito

E dunque, che ne sarà
di te, spina riposta
in vaso, che prediligi
i climi caldi e secchi,
raccolta tra gli scricchi
d’un giardino sfigurato
dai nuovi proprietari,
incompetenti e ricchi,
da possidenti ignoti,
irriverenti alla realtà
dei fatti, e l’acqua suggi
che mi resta, che sbocci

landscape-with-brook-brook-with-aloes-1907

inutilmente sul terrazzo,
dove s’ostinano i gerani
nell’attesa, e i gelsomini,
dove acclamasti il sole,
sui miei ritorni spiazzo
soleggiato, che ne sarà
dell’aloè, amara carne
del passato, se coniugato
il tempo nella flessione
principale, solo il passato
resta, e più manco il futuro
lo coniugo al futuro?


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Casa di feste lontane
Dei sedili di pietra
ov’era la nostra ansia
un volo di falene.
Casa della giovinezza
Mai posseduta
Gridata tra fumi
Vissuta tra nebbie
Porto dei pianti
Dei ritorni dei saluti
di replicati abbracci
Casa dell’abbandono

Giardino del mirto
del ramarro nero
Signore del sicomoro
Casa del vento
di cinquant’anni
ove tutto è selvaggio
anche l’arancio immortale
che ci sopravviverà
Casa lontana da casa
Di te rimane
Tre piante di spine
E la carne dell’aloe
Speriamo il fiore.