wordpress visitors

Sulla bacheca all’angolo
nomi in aggiornamento,
come un latente pungolo,
un muto avvertimento.
Non tu, non io, per ora,
siam parte dell’elenco,
ma non ti vedo al fianco,
la mano non ti sfiora.
Inoltre, in questo mondo,
– mi consta per sicuro –
tu non leggesti nulla

di ciò che lessi un giorno
affisso a questo muro.
Pertanto, non m’illudo,
non è richiesto esperto
per quest’idea che frulla:
dei due rest’io, di certo,
che non vedrò in futuro
che i conti sono chiusi.
Da sì sfuggente elenco
per tutti viene il turno
di non restare esclusi.


wordpress visitors

Caffè Nefeli, un anno quasi intero
il pranzo a mezzogiorno tutti i giorni,
poi quattro espressi un poco pretenziosi
per fingere di Napoli l’essenza.
Caffè Nefeli, e chi se ne ricorda,
tre sognatori e una giovane signora,
estratti a sorte in quattro con sapienza
per cominciare uguale la controra.
L’anziano morto e gli altri vivi ancora,

ma ritornato ognuno al proprio mondo,
nessun pretesto rimasto per la scienza.
Caffè Nefeli, varcato il North Gate,
un’altra strada scelse la signora,
la vecchia strada prese il forestiero,
ignaro che del prezzo che si paga
per la scienza ben più amaro fosse
il conto che ti chiede l’esistenza.
Rimase Bill McKenzie, il militare.


wordpress visitors

In fin di maggio un colpo di fortuna:
tra pungitopi e ciclamini, lungo
il sentiero al ponte del demonio,
alla cascata, in cima alla collina,
dove ci attese, ristoro non sperato,
un carretto nell’ombra dei castagni,
nel variegato fiato del favonio
un intervallo al gusto di gelato.

Dopo decenni di dimenticanza,
così ci rincuorava Quisisana,
così ci regalava ancora un’utopia,
le mani strette sull’ultima speranza:
la tua speranza fondata sulla mia.
Così ci preparava alla distanza.
La tua fragilità inutile poesia.


wordpress visitors

Se valga più l’aver perduto te
o nella gioventù la corsa breve,
il dipanarsi occulto della vita,
estratti a sorte sogni e disinganni
nella spirale di un gioco dell’oca,
per arrivare a quale, se una meta,
in un beffardo scacco la ventura
d’aver tirato un poco i dadi insieme,

e ad occhi aperti e vigilanti i sensi,
dentro il bisbiglio di mobili e di muri,
sul cigolare lento di cerniere,
su ogni frullo che popola la notte
ed il mio sonno noncurante assalta,
scaduto il tempo, intanto, almanaccare.
O forse l’una all’altra cosa è pari,
viluppo che più il cuore non distingue.


wordpress visitors

Già di Quaresima riapparsi, pure
quest’anno dispiega i suoi germogli.
Certo era questa l’abitudine anche
nel tempo che aveva la tua cura:
le foglie brune, raggrinzite, i rami
fatti stecchi, protesi alla carezza,
il tocco percepito a malapena,

delle tue dita l’amabile premura.
Certo l’aspetta, forse non ricorda,
ed anche me tradisce la memoria,
se mai pretesi un refolo di brezza.
Alla mia mano manca la destrezza,
la maestrìa, però del gelsomino
adesso spetta a me la sfrondatura.


wordpress visitors

Dai nostri monti a quelli dei dintorni,
c’era un frusciar di foglie sulle alture,
tutte le volte nuovo, tutte le volte
lieve, e il fuoco si spengeva nell’ardore
tra le ricciaie d’argilla dei castagni,
tra le more da serbare in marmellate,

smanioso come sempre, ma l’esistenza
breve, con le restanti schegge dell’estate,
bioccoli vaghi da far sedimentare,
una giacenza d’allegrezza in cuore,
finale ribadito, epilogo invariato,
consueto inizio alla conta delle ore.


wordpress visitors

Certo non ha consenso di giuria,
nemmeno dei banchetti del mercato,
né si fregia di preziosa recensione;
esposta nei consessi digitali,
d’accattivanti immagini istoriata,
per libera sua scelta, non disprezzo,

ch’è zero ben sapendo il prezzo,
non si converte in rara mercanzia,
che gira nei salotti degli adepti:
accesso aperto, di libera opzione.
Se arrischia la grandezza d’immortali,
confida nella vostra comprensione.


wordpress visitors

Per favore, non chiamatelo poesia,
se all’ovvio il verso è senza esitazione
ed incede un po’ scontato, se è affatto
sordo all’estro ed agognante il mare,
per il ristoro da non dimenticare,
il cielo, per l’azzurro tanto al chilo,
il tramonto, per il rosso bell’e pronto,
e la sequenza fiore cuore amore,

per il trasalimento midollare.
Se banale rimane la sostanza,
non affiora dalla penna l’emozione,
– per decreto non s’impone il sentimento –
il verso non decolla, resta spento,
se svolazza senz’alcuna riflessione,
e s’inganna chi lo scrive, se con fare
compiacente presuppone ch’è poesia.


wordpress visitors

In questa via, sepolta, c’è la storia,
la meraviglia umana riscoperta,
la gloria, che, taciuta, resta vana.
Perciò che tu m’ascolti la speranza
resta accesa, che la reminiscenza
tua ancora si ravvivi al mio racconto
– questo romanzo nuovo da inventarsi –
e pure tu dei padri recuperi l’incanto
nel ricordo, che ricercammo spesso
vagabondi. Pur se la tua memoria
è ormai lontana, più che dal tempo

erosa, annichilita nell’assenza,
m’appresto nuovamente al resoconto,
e non convinto ancora all’abbandono,
partecipe ti penso del racconto:
troviamo ancora il tempo per parlarci.
Quando al passato apparterrò pur io,
sarà davvero la fine del racconto,
non ci sarà più modo d’incantarti
con favole interrate sotto casa:
che sulla storia affaccia il tuo balcone,
ch’è radicato in essa il tuo limone.


wordpress visitors

Tre luglio, e gli anni miei ventuno,
un sabato d’esami, ma non solo,
quattro ragazze, e schiva tu tra loro,
nel millenovecentosettantuno.
Quattro caffè, la festa improvvisata,
così l’appuntamento cadde a caso,

a tradimento, senza alcun preavviso,
la macchina fatale fu azionata.
Ancora pochi mesi a mia insaputa
e l’orbita del caso fu completa.
Così girò Fortuna la sua ruota
e l’anno dopo si chiuse la voluta.