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Monica Martinelli su “I fiori del male

I fiori del male

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Sabato 20 settembre, organizzata dall’Associazione “Achille Basile – Le ali della lettura”, presieduta da Carmen Matarazzo, si è svolta una serata all’insegna della poesia e del blues. La sede dell’evento sarebbe dovuta essere il Gran Caffè Napoli, nei pressi della cassa armonica di Castellammare di Stabia, che ha avuto trascorsi di caffè letterario ed oggi è forse più noto come Bar Spagnuolo. Tuttavia, complice la concomitanza di un raduno motociclistico, che ha avuto il suo fulcro proprio nello spazio antistante alla cassa armonica, autori, suonatori e pubblico hanno trovato accoglienza presso lo storico Circolo Nautico Stabia, dove, lontani dal rombo delle moto, Paola Nasti e io si siamo alternati nella lettura di testi dominati dal tema dell’esistenza. Di seguito, il battito del tempo è stato scandito dalla performance della Serpente Nero Blues Band, con Eugenio Lucrezi (basso), Alfredo Vitelli (voce e chitarre), Geremia Tierno (batteria) e Luciano De Angelis (percussioni). Un breve consuntivo della serata, di cui vi propongo il video, è stato redatto da una testata locale.


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Il 6 settembre, organizzata dall’Associazione “Achille Basile – Le ali della lettura”, presieduta da Carmen Matarazzo, si è svolta, nello scenario del Castello di Lettere e con il patrocinio del Comune di Lettere, una serata all’insegna della poesia e della musica. Chi è intervenuto ha potuto ascoltare le canzoni interpretate da Anna Spagnuolo con l’accompagnamento di Michele Bonè alla chitarra e le letture poetiche di Giancarlo Cavallo e mie. Vi propongo il video della serata.


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Enza Silvestrini su “Levania

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a Carmen Matarazzo

Ormai s’accinge al primitivo intento
l’ombrosità dei faggi, custodi zelanti
al sollievo dell’arsura. Poco più avanti
rimane terra molle d’acqua il cuore,
che gronda come l’uva e poi s’imbruna
sotto il piede dei castagni. Notte dopo

notte, oltre i cespi di ginestra il vapore
dell’afa si dilegua, dove la volpe infine
ritrova la frescura e lesto nell’umore
dell’autunno settembre s’incammina,
lungo il sole dei tratturi, verso la china
d’equinozio, disperso in arie antiche.


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Qualche giorno fa, da Anna Di Cerbo, mio recente contatto di Facebook, vengo a sapere che Anna Maria, circa trent’anni or sono, voleva comprare da lei, che era insegnante di nostro figlio alle elementari, un dipinto che rappresenta uno scorcio del Lago di Tovel. Il lago, per la presenza sul fondo di un particolare tipo di alga, detta glenodinio (altri dettagli si possono leggere su http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Tovel), aveva la particolarita di mostrare le acque colorate di diverse sfumature di rosa, a seconda di come la luce del sole le illuminava nelle diverse ore del giorno.

In ricordo di Anna Maria, Anna di Cerbo ha pubblicato una foto del dipinto, il quale faceva parte di una mostra di pittura tenuta al Circolo Docenti di Castellammare di Stabia. Anna Maria se ne innamorò, ma non poté acquistarlo, perché era già stato promesso ad altri. L’intreccio, il tessuto della nostra vita quotidiana era fatto anche di queste piccole cose mai dette o, forse, dimenticate. È così che nasce la poesia di oggi.

ad A. Di Cerbo

Confusa è qui la tela adesso, reperto
d’altri giorni, premura un po’ riemersa
a caso dal tempo trapassato e incerto.
Io non ricordo più riflesso d’acqua tersa,
che rischiarò negli occhi tuoi sconcerto,
come l’acqua del cristallo ignoto aspersa
dal colore che fa la meraviglia della rosa.

Scopro sicché incompiuta questa parte
forse omessa della tua vita misteriosa,
ovvero messa in cianfrusaglie ad arte,
perché lo sguardo tuo s’affacci a caso,
per le passate volte, per gli sprecati istanti,
in cui mi persi l’ossidiana del tuo viso.


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Quest’oggi sono a Napoli. Ci sono arrivato in Circumvesuviana, come al solito. Giornata calda, ma non particolarmente splendente, resa forse afosa dalla gran mole di persone che ci sono venute in occasione del Primo Maggio. Ho deciso di anticipare il mio arrivo alla fermata di Piazza Garibaldi, prima del terminale di Porta Nolana. Mi sono svegliato bene, stamani. Segno che sto riprendendomi da un periodo di spossatezza. All’uscita dalla stazione mi avvio lungo il lato destro della piazza, territorio abituale di bancarelle di extracomunitari, nonché di negozi di piccola elettronica. Mi muovo sempre con la mente vigile e lo sguardo attento lungo le strade di Napoli, per percepire ogni pur piccola anomalia che dovesse disturbare il monotono fluire della gente. Ecco, dopo un centinaio di metri c’è il solito banchetto delle tre carte, col suo nugolo di piccoli imbroglioni in attesa della preda da spennare. Ma la mia attenzione si concentra su alcuni ‘venditori’ ambulanti di telefonini e iPad. Hanno adocchiato un gruppetto di giovani stranieri, con i quali cercano di interloquire a più riprese. I giovani sembrano interessati, si fermano, biascicano qualche parola d’inglese, forse abboccano. Mi fermo a mia volta, attiro l’attenzione di uno di loro, gli dico “Don’t trust them” (non fidatevi) e proseguo come se niente fosse per la mia strada. Quasi subito, vengo strattonato alle spalle. Un paio di ‘venditori’ inveiscono contro di me, urlando che devo farmi i cazzi miei, che loro hanno capito, e giù con una sequela di sconcezze irriferibili. Non mi intimorisco. Reagisco. Potrebbero essere le avvisaglie di una scazzottata, ma lor signori, entrambi più bassi di me, forse guardinghi per via della mia altezza, si limitano all’intimidazione verbale. Alla fine riprendo la mia strada, ma ho come la sensazione di essere seguito. Sono, intanto, giunto sul lato della piazza opposto alla stazione. Mi guardo intorno, cerco di cambiar strada, attraversando all’inizio del Rettifilo. Tutto sembra tranquillo, ora. Proseguo in direzione dell’Università.

Rettifilo

Poco più avanti mi soffermo a guardare le vetrine. Anche qui c’è qualcosa che non va. Un altro banchetto delle tre carte. I suoi ‘gestori’ hanno accalappiato un paio di turisti, che alla fine sembrano pure contenti di essersi fatti fregare ‘un centino’. Decido di fare una foto, come se volessi inquadrare il corso. La faccio, ma senza portare la macchina al viso. Un giovane mi si avvicina e mi intima di non fare foto. Vuol vedere cosa ho fotografato. Non si vede un granché, tranne lui che mi viene incontro. Scambiamo qualche battuta. C’è un corteo scortato dai carabinieri che sta arrivando. Alla fine se ne va dai suoi compari, ingiungendomi di cancellare tutto, ma non aspetta che lo faccia. Intanto, mi rendo conto che forse me la sto andando a cercare e decido di ‘moderarmi’. Vorrei passar tranquillo il resto della giornata. Ripongo la fotocamera e riprendo il cammino. Riattraverso. Destinazione via Mezzocannone. Il mio ristorantino preferito è chiuso. Vuol dire che a ora di pranzo mangerò una pizza in via Tribunali.

Piazza San GaetanoNel pomeriggio mi avvio lungo via Roma alla volta di piazza Plebiscito, con l’intenzione di ‘intervistare’ qualche pattuglia di addetti al traffico. Sabato, infatti, dovrò recarmi a Mergellina per una premiazione, e voglio accertarmi di poterci arrivare in auto indenne da divieti. Ho letto sul sito del Comune di Napoli che in quella zona i divieti vigono dal lunedì al venerdì fino a ora di pranzo, ma non si sa mai… E infatti… Una pattuglia di polizia mi ragguaglia sulla situazione: sabato, per la partenza del Giro d’Italia, Mergellina sarà off limits. Proseguo verso la Galleria Principe Umberto, da dove intraprendo la strada del ritorno. A piazza Municipio, all’ingresso del palazzo Comunale, ci sono due vigli urbani. ‘Intervisto’ anche loro. Mi confermano che sabato tutta Mergellina sarà inaccessibile al traffico. Decido, infine, di ritornare. Mi avvio, seguendo a ritroso il Rettifilo, verso piazza Garibaldi. C’è calca in stazione. Prendo quasi al volo un treno che arriva, diretto al terminale di Porta Nolana, con l’intenzione di non fare il viaggio in piedi tra la folla. Anche qui una ressa vociante. Tutti in attesa degli annunci dei treni, che non partono. Aspetto in piedi, insofferente. Alla fine, dopo un’attesa di mezz’ora, il mio treno mi porta a casa. Stranamente, non trabocca di viaggiatori. Molti saranno andati via con altri mezzi, pur di non aspettare nell’incertezza che il treno potesse non partire. Napoli mi è sembrata al collasso, oggi. Io pure, quasi. Per sabato si prevedono catastrofi.

La GalleriaMaschio Angioino


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Ah, se tornassi infine a questa plaga,
in questa stanza d’aria, dove scoprimmo
il cielo e la volpe intrepida ci accolse,
allor ch’era già pronto al nostro inverno

Inverno

l’urlo dell’ambra nei ceppi addormentati,
dove indugia la bruma che ci avvolse,
e il rigore del tramonto trama agguati!


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Qualche tempo fa, sull’onda dello sdegno per un episodio increscioso, nel quale ero stato coinvolto da miei ex-collaboratori del mondo della ricerca – ricordate la Festa nazionale della riconoscenza? – ho anche proposto un trafiletto su La cazzimma, che qualcuno viene di frequente a leggere, evidentemente alla ricerca di informazioni sul significato di questa parola. Ebbene, Diego Celotto, un mio contatto di Facebook, nonché consulente di Articagel, mi ha di recente informato che della cazzimma si trovano notizie anche nelle pagine della rispettabile Accademia della Crusca, un cui redattore ne ha scritto, in data 17 dicembre 2012, per rispondere al quesito di un lettore.

Incidentalmente, l’articolo è successivo alla mia nota del 25 ottobre 2012. Chissà che non sia stato determinato dal fatto che io ne avessi parlato in questo blog. Ve lo propongo in extenso, perché fornisce una trattazione esauriente del tema.

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Che cos’è la cazzimma?

Rispondiamo a Gianluca Orlandi che ci scrive da Roma chiedendoci una esatta definizione del napoletanismo cazzimma.

Cazzimma è un’espressione napoletana, diffusa soprattutto nel lessico giovanile campano e utilizzata, secondo il Dizionario storico dei gerghi italiani (Milano, Mondadori, 1991, p. 89) di Ernesto Ferrero, per indicare un insieme e un intreccio di atteggiamenti negativi: “autorità, malvagità, avarizia, pignoleria, grettezza”. Una tale definizione è certamente troppo generica, tuttavia il dizionario di Ferrero ha il merito di fornire una rara testimonianza lessicografica della voce cazzimma che, invece, non è registrata dai maggiori dizionari dialettali napoletani, i quali potrebbero averla tabuizzata perché sentita come volgare.

Una definizione più precisa di cazzimma ci è data però dal noto cantautore partenopeo Pino Daniele, cui dobbiamo, tra l’altro, una delle prime attestazioni di questa parola nella sua canzone manifesto A me me piace ’o blues (contenuta in un album del 1980), dove dichiara in modo provocatorio: «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va». A chi gli chiede che cosa sia la cazzimma, Pino Daniele risponde così:

Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti […]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè (P. Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53).

In effetti la cazzimma è innanzitutto la ‘furbizia opportunistica’, e colui che tiene la cazzimma è propriamente un individuo furbo, scaltro, sicuro di sé, è il dritto che sa cavarsela, anche se ciò comporta scavalcare gli altri. Ma il termine copre uno spettro di significati o, per meglio dire, di atteggiamenti ben più ampio. La cazzimma può infatti indicare anche semplicemente la ‘cattiveria gratuita’, come spiega, in un suo sketch, il comico napoletano Alessandro Siani, il quale, a un ipotetico milanese che gli chiede: “Cos’è la cazzimma?”, risponde così: “Nun t’o bboglio ricere, chest’è ’a cazzimma!”, cioè “non te lo voglio dire, questa è la cazzimma!”. Inoltre, i blog della rete ci forniscono alcuni esempi dell’uso di cazzimma con una connotazione quasi positiva per indicare una sorta di ‘atteggiamento grintoso, risoluto’. In un blog per calciofili, ad esempio, un tifoso pretende che i giocatori della sua squadra del cuore tirino fuori la cazzimma: “Quella cazzimma ignorante, da gente vera, che non ha paura di nulla e di nessuno, che affronta la sfida con determinazione”.

Circa l’origine del termine, va notato che esso non sembra essere un neologismo degli anni ’80, come vuole il cantante Pino Daniele, e, secondo Renato De Falco, sarebbe nato nel linguaggio studentesco-adolescenziale napoletano alla fine degli anni ’50 (R. De Falco, Alfabeto napoletano, Napoli, Colonnese, 1994, pp. 34-35). Ma se le accezioni di cazzimma fin qui segnalate sono senz’altro della seconda metà del Novecento, è probabile che la parola esistesse già prima nel dialetto partenopeo, seppur con un altro significato. Il lessico giovanile napoletano, infatti, è spesso ripreso dal dialetto, anche se le voci dialettali nel passaggio al gergo conoscono notevoli mutamenti semantici. Tra i giovani campani sono molto diffuse, ad esempio, parole come pariare ‘divertirsi’ o chiattillo ‘figlio di papà’, che, tuttavia, in queste accezioni sono neologismi novecenteschi, poiché i significati dialettali originari di pariare e chiattillo sono rispettivamente quello di ‘digerire’ e di ‘piattola, parassita’.

Per quanto riguarda l’etimologia di cazzimma, essa risulta abbastanza evidente, va cioè collegata al nome dell’organo sessuale maschile + il suffisso napoletano –imma. Tale suffisso proviene, come il corrispettivo italiano -ime, dal latino –īmen, originariamente legato ai verbi in –ire (munimen, fulcimen), ma che nel momento in cui si è legato ai nomi ha iniziato a esprimere un’idea collettiva piuttosto che un concetto astratto. Ma se il toscano -ime si riscontra in un numero limitato di sostantivi maschili deverbali e denominali relativi soprattutto alla terminologia agricola (come concime, mangime, lettime, guaime), il napoletano –imma risulta tuttora molto produttivo e, inoltre, ha assunto accanto a una connotazione collettiva anche una dispregiativa, dando origine a vari termini di genere femminile; qualche esempio: rattimma ‘eccessiva libidine espressa attraverso parole o gesti’, scazzimma ‘secrezione cisposa’, sfaccimma ‘liquido seminale’, sodimma ‘sudore copioso’, zuzzimma ‘sporcizia’.

In ogni caso resta opaco il senso letterale di cazzimma che, forse, in origine indicava una ‘secrezione fisiologica’ come l’affine scazzimma ‘secrezione cisposa’. Per il passaggio semantico si veda il caso di sfaccimma che da ‘liquido seminale’ è passato ad indicare ‘la feccia, il peggio’ e nel corso del Novecento anche una ‘persona furba e intraprendente’. D’altra parte dalla stessa base etimologica di cazzimma hanno avuto luogo, in italiano come nei dialetti, tante forme e vari significati figurati, come, ad esempio, l’italiano cazzuto ‘furbo’ ma anche ‘grintoso, aggressivo’, il napoletano (che è poi entrato in italiano) cazziare ‘rimproverare’, o ancora il milanese cazzoeur ‘persona di malaffare’ (adoperato dal Porta).

In conclusione: cazzimma è un termine dialettale napoletano che, da un probabile precedente significato letterale di ambito fisiologico, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso è passato ad indicare, per traslato, un atteggiamento opportunistico o prevaricante, sempre e comunque mirato a danneggiare, a coartare o a sopraffare gli altri. Il successo e la diffusione di questo dialettismo (e dei suoi derivati, come cazzimmeria e cazzimmuso) nell’italiano regionale della Campania (e forse di qualche regione vicina), anche in opere di carattere artistico e letterario, è stato senz’altro favorito dal fatto che in italiano non esiste un sinonimo esatto e univoco di cazzimma. Ma se la parola resta senza dubbio un regionalismo, il significato che trasmette è, come fa notare ancora Pino Daniele, fin troppo comune “in una società come la nostra, dove certe volte il diritto diventa un optional e anche se non sai fare niente, puoi andare avanti con la cazzimma”.

Per approfondimenti:

  • M. Cortelazzo, C. Marcato, N. De Blasi, G. P. Clivio (a cura di), I dialetti italiani. Storia struttura uso, Torino, UTET, 2002, p. 648.
  • A. Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, Tübingen, M. Niemeyer Verlag, 2009, p. 154.
  • M. Pfister-W. Schweickard, LEILessico Etimologico Italiano, Wiesbaden, Reichert, fasc. 111 (v. XIII), 2012, cc. 37-44, 51-60.
  • G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, v. III, Sintassi e formazione delle parole, Torino, Einaudi, 1969, § 1088.

A cura di Antonio Vinciguerra

Redazione Consulenza Linguistica

Accademia della Crusca

17 dicembre 2012

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Da pochi giorni ha avuto il suo epilogo una vicenda che riguarda il mio lavoro e che ebbe inizio un paio di anni fa, quando una ricercatrice del CNR, con la quale avevo collaborato diverse volte in passato, a più riprese mi chiese di aiutarla nell’attuazione di una ricerca. Tutto ciò è testimoniato da una corrispondenza risalente al 2010, che non vi propongo per l’eccesso di dettagli tecnici, ma che è anche sfociata nella recente richiesta di contatto da parte di una sua collaboratrice (coautrice della ricerca) su Facebook nel maggio di quest’anno. Benvolentieri, fin dall’inizio, ho dato il mio contributo, culminato nella revisione finale del testo dell’immancabile articolo da pubblicare su una rivista scientifica accreditata, avvenuta in giugno, rimettendoci anche i soldi di qualche spostamento a Napoli. Avevo dato per scontato che, come è garbata consuetudine negli ambienti della ricerca, il mio lavoro, che alla mia corrispondente e ai suoi sodali fa gioco chiamare riduttivamente ‘consulenza’ (a che titolo, poi?), ma che è consistito in aspetti sostanziali della ricerca, ivi inclusa la stesura di una parte del testo, carente per gli aspetti per i quali era stata richiesta la mia collaborazione, venisse riconosciuto con l’inserimento del mio nome tra gli autori. Invece, tra i nomi degli autori dell’articolo, attualmente in corso di stampa su European Journal of Medicinal Chemistry, non compare il mio.

Affinché possiate farvi un’idea di come si sia arrivati a questa conclusione e di quali siano i comportamenti di molte delle persone che gravitano negli ambienti della ricerca, trascrivo di seguito, dal più recente al più vecchio, i messaggi che sono intercorsi ultimamente tra me ed i miei interlocutori. In verità, credevo che la vicenda si fosse conclusa con il mio messaggio di mercoledì 17 ottobre 2012, inviato alle 9.18 (il quinto, nella sequenza). Invece c’è stato un codicillo con uno dei coautori, che ha improvvisamente deciso di emergere dal silenzio tombale dei suoi sodali, sostenendo, tra l’altro, “non ricordo di aver letto mail riguardanti una sua richiesta di un parere da parte degli autori”. E come mai adesso si sente chiamato in causa? Che sia vero che ‘excusatio non petita, accusatio manifesta’?

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From: raffrag
Sent: Wednesday, October 17, 2012 8:31 PM
To: “X”
Subject: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Il suo parere è esattamente nello stile che riconosco nella classe di
persone alla quale lei recrimina di essere stato accostato. Per quanto
riesco a capire, farà una carriera luminosa.

Saluti

Raffaele Ragone

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From: “X”
Sent: Wednesday, October 17, 2012 7:53 PM
To: raffrag
Subject: R: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Le ho scritto solo ora perche’ chiamato in causa dalla frase “Non avendo
nemmeno avuto il piacere di sapere cosa ne pensano gli altri ‘autori’, pur da
me esattamente informati della cosa, devo concludere che siano
tutti allineati dietro la tua stessa inqualificabile bandiera.”… non
ricordo di aver letto mail riguardanti una sua richiesta di un parere da
parte degli autori.
….le ho scritto per farle sapere civilmente quale era il mio parere
riguardo al lavoro in questione e non su come possano funzionare male le
cose nella ricerca Italiana o nella ricerca in genere, senza accostarla a
nessuna classe di persone.
Se lei non si ricorda di avermi incontrato o mai conosciuto sinceramente
non e’ un problema mio. Di nuovo, una volta chiamato in causa le ho fatto
sapere in maniera civile quale era il mio parere al riguardo.

Distinti Saluti,

X

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Da: raffrag
Inviato: mercoledì 17 ottobre 2012 7:12 PM
A: X
Oggetto: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Egregio Dr X,

La ringrazio per la tempestività, ma non so cosa possa averLe riportato
Y, che, alla luce dei fatti, ritengo una persona a dir poco
inaffidabile. Per quanto mi riguarda, non ricordo di averLa mai vista, né
quando spiegavo a Y e ad A come eseguire gli esperimenti di
fluorescenza, né quando ho calcolato le costanti di binding, poi
ricalcolate, seguendo i criteri da me indicati, da Y, né quando ho
steso per intero la parte di mia pertinenza, né quando ho suggerito di
ripetere gli esperimenti ELISA, poi opportunamente eliminati dalla stesura
finale, nelle giuste condizioni sperimentali. Questi sono le idee ed i
fatti! Proprio da Y e da altre persone, con le quali ho avuto il
piacere di collaborare in passato, questi contributi sono stati sempre
adeguatamente riconosciuti. Del resto, la stessa Y sembra
ammetterlo a denti stretti in uno dei suoi messaggi.
Sempre per quanto mi riguarda, poi, al mio paese dicono che sarebbe stato
opportuno, oltre che corretto, che Lei si facesse vivo prima e che
riconoscesse che per molto, ma molto, meno dei miei modesti contributi,
personaggi più importanti di me dal punto di vista accademico non sono mai
stati esclusi dall’authorship, secondo il criterio del ‘do ut des’ purché
ne valga la pena, che è tipico dell’accademia italiana. Non pensavo di dover
ricordare queste cose proprio a Lei che lavora in America, della quale
tanto si parla come del paese in cui i meriti vengono riconosciuti.

Saluti,

Raffaele Ragone

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From: “X”
Sent: Wednesday, October 17, 2012 6:18 PM
To: raffrag; “Y”
Cc: A; B; C
Subject: R: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Egregio Dr Ragone,
siccome mi sento chiamato in causa dalla sua frase poco elegante,
rispondo alla sua mail cosi’ le e’ ben chiaro anche il mio punto di vista.
Per quel che riguarda il mio parere c’e’ una netta differenza tra chi
svolge il progetto e chi contribuisce allo stesso attraverso una
consulenza. Quindi siccome ero presente durante tutto lo svolgimento del
lavoro il mio parere e’ che il suo contributo debba essere sottolineato
adeguatamente nei ringraziamenti. Purtroppo c’e’ sempre di piu’ la
tendenza a credere che basti mettere parola in un progetto per essere
automaticamente incluso nell’elenco degli autori. Cosa ben diversa e’
partecipare attivamente con idee e con fatti dall’inizio del progetto
fino alla realizzazione del manoscritto. E le garantisco che chi le parla e’
sempre appartenuto alla categoria degli “sconosciuti” che preferiscono
lavorare a testa bassa e preoccuparsi di realizzare un progetto piuttosto
che pensare a cosa possono ottenere addirittura prima che il progetto sia
finito. Mi spiace che il suo fastidio al riguardo porti ad affermazioni
forti e discutibili. Questo solo per farle sapere il mio parere visto che
puo’ pensare che se una persona non interviene e’ perche’ si nasconde
sotto delle Bandiere…..

Distinti saluti,

Dr X

————————————————–
Da: raffrag
Inviato: mercoledì 17 ottobre 2012 5:18 PM
A: Y
Cc: A; B; C; X
Oggetto: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Ero certo che il tuo precedente encomiastico blablà, perfettamente
in linea con ciò che di peggio sa esprimere la vostra ‘scuola’,
preludesse a questa vigliacca soluzione. Non avendo nemmeno
avuto il piacere di sapere cosa ne pensano gli altri ‘autori’, pur da
me esattamente informati della cosa, devo concludere che siano
tutti allineati dietro la tua stessa inqualificabile bandiera. Il
‘rispetto’ non sapete nemmeno cosa lontanamente sia, se non nelle
sue accezioni deteriori. Se non altro, se mai ce ne fosse stato il
bisogno, ho avuto l’ennesima conferma di quanto sia scarsa la levatura
di molte delle persone con le quali ho avuto la (s)ventura di avere a
che fare lungo il mio persorso accademico, una pestilenza di mezze
tacche che ha i suoi ineludibili riflessi sullo stato della ricerca
scientifica in Italia.

Da simili figuri è altamente consigliato di tenersi alla larga!

Raffaele

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From: “Y”
Sent: Wednesday, October 17, 2012 1:34 PM
To: raffrag
Cc: A; B; C; X
Subject: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Prima di scrivere all’editor ho ritenuto necessario consultarmi con
tutti gli autori del lavoro. Insieme abbiamo deciso che per la tua
consulenza fosse giusto menzionarti solo nei ringraziamenti, nel
rispetto del lavoro svolto da tutti gli autori.

Y

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From: raffrag
Sent: Wednesday, October 17, 2012 12:47 PM
To: “Y”
Cc: A; B; C; X
Subject: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

In altre parole, se davvero, come mi dicesti, ti/vi sei/siete attivata/i per
provvedere a quanto ti/vi ho richiesto prima che l’articolo vada in
stampa, sto ancora aspettando che il Managing Editor si metta in
contatto con me per chiedermi conferma, secondo la politica della
rivista (‘In the case of addition or removal of authors, this includes
confirmation from the author being added or removed’).

Ti/vi ringrazio in anticipo se vorrai/vorrete aggiornarmi sullo stato della
richiesta.

Raffaele

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From: raffrag
Sent: Tuesday, October 16, 2012 8:59 AM
To: “Y”
Subject: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Ci sono novità, Y?

Raffaele

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From: raffrag
Sent: Tuesday, September 25, 2012 12:42 PM
To: “Y”
Cc: A; B; C; X
Subject: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Ti ringrazio, Y, ma purtroppo non ho la disponibilità
dell’articolo integrale e non ho potuto leggere i ringraziamenti. Per
inciso, credo che l’Editor si metterà in contatto con te, perché gli ho
già scritto una lettera a riguardo. Sarò di idee corte, ma preferirei,
comunque, essere modestamente elencato tra gli autori, perché questo è
ciò che conta, dal mio punto di vista, soprattutto per coloro ai quali,
come a me, non è mai toccata altra visibilità per la bontà del loro
lavoro che il nome sugli articoli ai quali hanno in qualche modo
contribuito. Del resto, il parlar chiaro è fatto per gli amici, e sarebbe
stato meglio parlarne prima. Se in futuro dovessi ritenere che io possa
ancora esserti d’aiuto, sarò a tua disposizione, come sempre.

Ti auguro buon lavoro.

Un abbraccio.

Raffaele

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From: “Y”
Sent: Tuesday, September 25, 2012 12:26 PM
To: raffrag
Subject: Re: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Caro Raffaele,
sicuramente provvederò a inserire il tuo nome.
Mi preme comunque farti sapere che la mia scelta di inserirti nei
ringraziamenti è stata dettata da ben precise idee al riguardo.
Scienziati del tuo calibro possono avere un’unica posizione in un
articolo, l’ultima con l’asterisco. Pertanto inserirti come nome tra i
nomi mi sembrava questa una scelta non adeguata per manifestarti la
stima profonda e la gratitudine non solo per il tuo contributo a questo
lavoro, ma per il contributo determinante che hai dato in generale alla
mia formazione di ricercatore nel campo della chimica-fisica. Del resto
aggiungere il nome un pezzo grosso nei ringraziamenti è una cosa che
comunque avevo visto fare a molti ricercatori con una carriera ancora
in costruzione.
La cosa importante è comunque manifestare le proprie idee, mi auguro
fortemente che in futuro tu sia tra gli autori di un mio lavoro perchè
questo vorrà dire che continuiamo a collaborare.
Un abbraccio
Y

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From: raffrag
Sent: Tuesday, September 25, 2012 10:32 AM
To: “Y”
Subject: Fw: lavoro accettato e disponibile on line

Da quel che ho letto nella ‘Guide for Authors’, c’è tempo per porre rimedio.
Ti sarei grato se lo facessi.

Changes to authorship
This policy concerns the addition, deletion, or rearrangement of author
names in the authorship of accepted manuscripts:
Before the accepted manuscript is published in an online issue: Requests to
add or remove an author, or to rearrange the author names, must be sent to
the Journal Manager from the corresponding author of the accepted manuscript
and must include: (a) the reason the name should be added or removed, or the
author names rearranged and (b) written confirmation (e-mail, fax, letter)
from all authors that they agree with the addition, removal or
rearrangement. In the case of addition or removal of authors, this includes
confirmation from the author being added or removed. Requests that are not
sent by the corresponding author will be forwarded by the Journal Manager to
the corresponding author, who must follow the procedure as described above.
Note that: (1) Journal Managers will inform the Journal Editors of any such
requests and (2) publication of the accepted manuscript in an online issue
is suspended until authorship has been agreed.
After the accepted manuscript is published in an online issue: Any requests
to add, delete, or rearrange author names in an article published in an
online issue will follow the same policies as noted above and result in a
corrigendum.

————————————————–
From: raffrag
Sent: Tuesday, September 25, 2012 10:16 AM
To: “Y”
Subject: Re: lavoro accettato e disponibile on line

Complimenti, Y! Stavo aspettando la notizia e, in verità,
nonostante il tuo silenzio prolungato dopo il nostro ultimo contatto,
credevo di trovare anche il mio nome tra gli autori. Anche a chi è in
pensione fa piacere vedere riconosciuto il proprio contributo. Del
resto, pur se a ritmi ridotti, sto continuando a pubblicare. Peccato!
Sarà per la prossima volta?

Ciao

Raffaele

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From: “Y”
Sent: Tuesday, September 25, 2012 10:01 AM
To: raffrag
Subject: lavoro accettato e disponibile on line

Caro Raffaele,
come stai?
Ti scrivo per darti la bella notizia che il lavoro sulla
fluorescenza che tu ben conosci è on line!. Lo abbiamo sottomesso ad
European Journal of Medicinal Chemistry (Elsevier) dal quale avevamo
ricevuto una call per uno special issue sui recettori
tirosin-chinasici. Non è stata richiesta nessuna correzione al
manoscritto sottomesso, tranne piccole cose e questo ci dà molta
soddisfazione. Noi sappiamo che la tua “anticipata” revisione vale
molto più della correzione di qualsivoglia referee! grazie ancora.
un abbraccio e a presto
Y

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