translations



wordpress visitors

Verso la fine degli anni novanta, durante un’estate in Sardegna, ci recammo a Orgosolo. Ricordo che con noi c’era Ottavio, ottavo di nove tra fratelli e sorelle, attualmente capo-redattore dell’edizione napoletana del quotidiano “La Repubblica”. Ci scambiammo un sorriso d’intesa, quando notammo che dal lato opposto della strada, nel bar in cui eravamo entrati, c’era, debitamente serrato, il portone d’ingresso del Municipio, costellato di fori di pallottole. Ma non basta. Il bar si chiamava “Paradiso”, e queste due cose insieme ci sembrarono un monito sufficiente ad accettare con entusiasmo, quando degli avventori locali ci offrirono da bere per ben due volte, in un perentorio gesto di accoglienza, forse dettato dal fatto che, su loro richiesta, dicemmo di essere napoletani.

Di Orgosolo conservo la riproduzione di un murale, dipinta su pietra, che comprammo in uno dei tanti negozi di souvenir. Oggi, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, mi pare l’immagine adatta – l’ho intitolata Adeste mulieres – da associare a una poesia di Joumana Haddad, Sono una donna, da me tradotta alcuni anni fa dalla versione inglese di Issa J. Boullata. Joumana Haddad è una scrittrice libanese, di cui potrete leggere qui notizie sufficientemente aggiornate. Vorrei, nel contempo, emblematicamente, deprecare ogni genere di violenza esercitata a qualunque titolo contro i propri simili.

Nobody can guess
What I say when I am silent,
Whom I see when I close my eyes,
How I am carried away when I am carried away,
What I search for when I stretch out my hands.
Nobody, nobody knows
When I am hungry, when I take a journey,
When I walk, and when I am lost.
And nobody knows
That my going is a return
And my return is an abstention,
That my weakness is a mask
And my strength is a mask,
And that what is coming is a tempest.
They think they know
So I let them think,
And I happen.
They put me in a cage so that
My freedom may be a gift from them,
And I have to thank them and obey.
But I am free before them, after them,
With them, without them.
I am free in my suppression, in my defeat.
My prison is what I want!
The key to the prison may be their tongue,
But their tongue is twisted around my desire’s fingers,
And my desire they can never command.
I am a woman.
They think they own my freedom.
I let them think so,
And I happen.

Nessuno indovina
Quello che dico quando sono in silenzio,
Chi vedo quando chiudo gli occhi,
Come sono trascinata via quando mi trascinano via,
Cosa cerco quando protendo le mani.
Nessuno, nessuno sa
Quando ho fame, quando viaggio,
Quando cammino, quando mi perdo.
E nessuno sa
Che il mio vagare è un ritorno
E il mio ritorno è rinuncia,
Che la mia debolezza è una maschera,
Che la mia forza è una maschera,
E ciò che verrà dopo è tempesta.
Pensano di sapere,
Così li lascio pensare,
E accado.
Mi mettono in gabbia,
Sicché possa la mia libertà essere un loro dono,
E io debba ringraziarli ed obbedire,
Ma io sono libera prima di loro, dopo di loro,
Con loro, senza loro.
Sono libera nel mio inconscio, nella mia sconfitta.
Sono prigioniera di ciò che io voglio!
La loro lingua può sì essere la chiave della mia prigione,
Ma essa s’avvolge attorno alle dita del mio desiderio,
E non possono mai comandare al mio desiderio.
Sono una donna.
Pensano d’esser padroni della mia libertà:
Lascio che lo credano,
E accado.

Annunci

wordpress visitors

Il 13 novembre scorso a Castellammare di Stabia si è tenuta la prima delle iniziative letterarie dello Stabia Teatro Festival 2017, che è consistita in una conferenza su “Temi di performance art: alle origini di jazz e poesia”. Il relatore è stato Gino Romano, chimico napoletano appassionato di jazz e vice-presidente di Hot Jazz Italia, un’associazione culturale per lo sviluppo e la promozione del jazz. Nell’introdurre la conferenza, ho proposto alcune riflessioni di Caproni sulla poesia e un paio di letture, cercando di tracciare un filo conduttore tra la poesia e la musica. Di queste letture ha fatto parte Il lonfo, tratta dalla “Gnosi delle fànfole” di Fosco Maraini, quale esempio della poesia cosiddetta metasemantica. In questo genere di poesia le parole sono prive del loro significato lessicale, sì da sottolineare gli elementi metrici che contraddistinguono i versi e lasciare al lettore il compito di elaborarne un senso in base alla loro musicalità. Ai canoni metrici, infatti, si attengono sia la poesia sia la musica, pur con elementi di diversità. Su questa falsariga, cimentandomi in un nuovo esperimento, oggi vi propongo una “traduzione” de Il lonfo. Potrete confrontare il testo originale e la versione “lessicale” che ne ho elaborato. Buona lettura!

Il Lonfo
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Il tronfio
Il tronfio non tentenna e si esibisce
e molto raramente ha l’aria sciatta,
ma quando è malo tempo lo capisce,
avverte il vento e lemme già s’infratta.
È gonfio il tronfio! È come la gramigna,
erba che infesta, il morso non allenta!
Se taci, ti soverchia e tutto insegna,
se parli, ti disprezza e poi t’annienta.
E pure il vecchio tronfio corpacciuto,
tono saccente, immune da imbarazzi,
fa poca simpatia, fa il saputo;
e sotto sotto, con maliziosi lazzi,
gli tiri una stoccata. Ma lui, muto,
ti svaluta e disprezza; e tu ti scazzi.


wordpress visitors

Del movimento artistico letterario Immagine & Poesia vi ho già parlato nel 2015. Tra le sue attività, ogni anno, per iniziativa di Huguette Bertrand, rappresentante del movimento per il Canada, viene pubblicata un’antologia in formato e-book, che raccoglie immagini associate a poesie in inglese o francese di autori di tutto il mondo. Come per gli anni precedenti, anche gli e-book 2016 e 2017 sono scaricabili gratuitamente da Immagine & Poesia (e-book 2016 ed e-book 2017). È degno di nota che in entrambi gli e-book sono presenti opere di Lawrence Ferlinghetti e di Agneta Falk, quest’ultima moglie, tra l’altro, di Jack Hirschman, un’altra grande voce della poesia americana contemporanea.

Per quanto riguarda i miei contributi, essi consistono in April (2016) e (Palin)genesis (2017), che sono le versioni inglesi di Aprile e (Palin)genesi, rispettivamente. L’immagine dell’anno scorso è una rielaborazione grafica de La Naissance de Vénus [La nascita di Venere], di Alexandre Cabanel, ed è opera di Paolo Maria Innocenzi. Quest’anno, invece, mi sono cimentato in una rielaborazione personale della Space Venus, una scultura di Salvador Dalì, che ebbi modo di fotografare qualche anno fa a Sorrento. Che ve ne pare? Qui di seguito potrete vedere le pagine che mi riguardano, estratte dai due e-book.


wordpress visitors

Il 12 novembre scorso, promossa dall’Associazione Achille Basile – Le Ali della Lettura, di cui è presidente Carmen Matarazzo, si è tenuta, presso il Circolo Nautico Stabia di Castellammare di Stabia, la prima delle iniziative letterarie dello Stabia Teatro Festival 2015, che è consistita in una conferenza su “L’utilità dell’inutile”. Ho pensato di introdurla elencando alcuni episodi salienti della mia vita, perché da questi ho appreso quanto possano essere distanti dall'”utile”, nella sua accezione corrente, i campi dello scibile, ai quali ho avuto modo di accostarmi, a cominciare dagli studi classici, passando per gli studi di chimica e riapprodando, infine, alla poesia. Nel seguito, ci sono stati gli interventi di Matteo Palumbo ed Enza Silvestrini, i quali si sono entrambi soffermati in modo particolare sull’utilità della poesia. Enza ha proposto interessanti squarci sul pensiero di Paul Valéry, sottolineando il valore della poesia come strumento per fissare le emozioni ed anche, attraverso la sua esperienza nel P.E.N. Club, di cui è responsabile per la regione Campania, come mezzo di espressione del libero pensiero. Dal suo canto, Matteo, soffermandosi sulla poetica di Italo Svevo, ha sottolineato come solo l'”inetto” possa, attraverso la letteratura, ridar valore all’esistenza e recuperarne i momenti significativi. Mediante alcuni esempi tratti dall’opera di Leopardi, egli ha anche evidenziato come le parole in poesia siano collegate da schemi che non ricorrono in prosa. A conclusione della serata, ho proposto una lettura di una poesia di Richard Feynman, geniale fisico statunitense, premio Nobel nel 1965, capace di incursioni significative in campo letterario. Ve ne propongo l’originale e, di seguito, l’adattamento in lingua italiana, che ho realizzato per l’occasione. Infine, chi fosse interessato all’intera conferenza può visionarne il filmato su You Tube.

Carmen Matarazzo Matteo Palumbo


There are the rushing waves
mountains of molecules
each stupidly minding its own business
trillions apart
yet forming white surf in unison.
Ages on ages
before any eyes could see
year after year
thunderously pounding the shore as now.
For whom, for what?
On a dead planet
with no life to entertain.
Never at rest
tortured by energy
wasted prodigiously by the Sun
poured into space.
A mite makes the sea roar.
Deep in the sea
all molecules repeat
the patterns of one another
till complex new ones are formed.
They make others like themselves
and a new dance starts.
Growing in size and complexity
living things
masses of atoms
DNA, protein
dancing a pattern ever more intricate.
Out of the cradle
onto dry land
here it is
standing:
atoms with consciousness;
matter with curiosity.
Stands at the sea,
wonders at wondering: I
a universe of atoms
an atom in the Universe.

Enza Silvestrini Raffaele Ragone



Onde s’infrangono
ammassi di molecole
e ognuna pensa da idiota alle proprie faccende
miliardi di miliardi distanti
eppure plasmando all’unisono candida spuma.
Millenni su millenni
prima che un occhio potesse guardarle
anno dopo anno
facendo fragore come ora tempestando la riva.
Per chi, per cosa?
Su un pianeta morto
che non ha alcuna vita.
Non riposano mai
tartassate dall’energia
dal prodigio dilapidato dal sole
travasato nello spazio.
Un’elemosina fa mugghiare il mare.
Nell’azzurro profondo
tutte le molecole ripetono
l’una dell’altra gli schemi
finché complessi se ne formano di nuovi.
Rendono le altre uguali a se stesse
e ricomincia la danza.
Crescendo in dimensioni e complessità
le cose viventi
masse di atomi
DNA, proteine
danzano in geometrie ancora più intricate.
Fuori dalla culla
sulla terraferma
eccolo
in piedi:
atomi e coscienza
materia e curiosità.
Sta di fronte al mare,
stupore stupito: io
un universo di atomi
un atomo nell’Universo.


wordpress visitors

Immagine & Poesia è il nome del movimento artistico letterario internazionale fondato nel 2007 all’Alfa Teatro di Torino sotto la presidenza di Aeronwy Thomas, figlia del poeta inglese Dylan Thomas. Soci fondatori furono: Aeronwy Thomas, scrittrice inglese; Gianpiero Actis, pittore; Silvana Gatti, pittrice; Sandrina Piras, poetessa; e Lidia Chiarelli, ideologa e coordinatrice del movimento. Nel 2009 è diventato socio onorario di Immagine & Poesia il poeta americano Lawrence Ferlinghetti. Huguette Bertrand, rappresentante del movimento per il Canada, quest’anno, come l’anno scorso, è stata curatrice di un’antologia in formato e-book, che raccoglie immagini associate a poesie in inglese o francese di autori di tutto il mondo. Gli e-book sono scaricabili gratuitamente da Immagine & Poesia (e-book 2014 ed e-book 2015), dove si possono anche leggere informazioni esaurienti sul movimento.

Nel 2014 sono stato presente nell’antologia con Prayer of the anniversary, versione inglese di Giaculatoria dell’anniversario, accompagnata da un’immagine dell’artista sud-coreano Jongo Park. Quest’anno, invece, ho avuto il piacere di coinvolgere l’artista partenopea Stefania Sabatino, che ha realizzato il dipinto Sulla riva per la versione inglese de Il mare che tu amasti. Di seguito potrete leggere le poesie e vedere le immagini ad esse associate. Infine, devo un ringraziamento pubblico a Lidia Chiarelli, che mi tiene sempre aggiornato sulle iniziative del movimento.

Immagine & Poesia  e-book 2014Immagine & Poesia e-book 2015


wordpress visitors

A te non posso più nel viaggio
accompagnarmi, però ripartirò
con l’ombra al fianco, cercando
l’ora tarda, com’era d’abitudine
con te, quando s’intorpidisce
il giorno nell’acme del caldo.
Così ripartirò per l’illusione
del ritorno, dove lasciva terra
a un mare di cobalto Esperia
si congiunge, si tuffa nell’abisso
dell’assenza l’ultimo viaggio.

10270469_10203072176237909_651579389893593479_n

You can’t see to me travelling
anymore, but I shall leave again,
and your shadow nearby,
waiting for a late hour, as usual
with you, when the day goes
sleeping in the stifling heat.
I shall leave again to the illusion
of the return, where like a lustful land
Hesperia embraces a sea
of cobalt, our last journey dives
into the abyss of your absence.


wordpress visitors

Again it can only happen that in spring
I shall meet you as bud, and I don’t yet know
what foam you will be. You will come back
as essence of shell though, laying down
in the womb of a daughter, who already

ciclamini

talks to your heartbeat in silence.
And you, my lost love, already picked flower,
absent hug, who don’t care about arrival
and leave, you’re already throbbing
for your daring wish of bewitching me.


wordpress visitors

It was night, and I was surprised
by winter’s surrender to the new spring.
The albedo of the moon on your skin’s
white. Your black hair tresses
of saffron. A wave of blades vibrating

Spring

in the breeze of the evening.
You were wrapped in the shawl of stars.
You disclosed me then so that soft
April blazes in the blanket of clods,
sprinkled with the scent of violets.


wordpress visitors

Ciò che pubblico oggi nasce dalla necessità di montare un breve filmato da proiettare in occasione della manifestazione ‘Palabra en el mundo’, alla quale sono  stato invitato. I sottotitoli del filmato sono i versi di una

poesia, che ho pubblicato su questo blog poco meno di un paio di anni fa. Ad essi fa da colonna sonora Un chimico, che Fabrizio De André liberamente trasse dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. In verità, nella versione originale della poesia di Masters, che trascrivo di seguito, si fa riferimento a un farmacista.

Trainor, the Druggist

Only the chemist can tell, and not always the chemist,

What will result from compounding

Fluids or solids.

And who can tell

How men and women will interact

On each other, or what children will result?

There were Benjamin Pantier and his wife,

Good in themselves, but evil toward each other:

He oxygen, she hydrogen,

Their son, a devastating fire.

I Trainor, the druggist, a mixer of chemicals,

Killed while making an experiment,

Lived unwedded.

Riporto, inoltre, la versione inglese della mia poesia, il cui video potrete infine vedere con i sottotitoli in italiano.

A chemist

 What I am I am, and if that I am

it was because of a school-mate

and the wonders he told me as well,

it was because of a second-hand book

I was given by my dad, who went away

before I became what I am, now.

What I am I loved, and if that I am

it was because of Albion’s spell,

it was because of atomists’ madness,

which I learnt in my school desk,

and soon became what I loved,

and soon became what I am, now.

What I loved I am, and if I loved it,

it was because of molecules’ alchemy

arranged in unexplored shapes,

who loved me, whom I missed,

who started her trip

with the languor of my kiss.


wordpress visitors

Before I remain alone, love, once again,
Before I leave Paris, and Paris leaves me,
We’ll walk for long to the Boulevard des Italiens,
Up to the regret that pervades Paris’ dreams,Boulevard des Italiens - Brasserie 'Le Cardinal'Along Montmartre, to the sweats of Grevin waxworks,
Where your dreams are running in my gray hair,
Where Paris’ illusions dissolve my dreams.
Before I kiss Paris, and you do not kiss me.

Pagina successiva »