natura



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Ne è passato di tempo, ne è passato,
come il getto di fontane solo un verso,
e con la vita il debito fu assolto,
un fatto lungamente investigato.
Ma non fu dato ad ogni attesa corso,
in modo che ci apparve accidentale,
e quello che non conta fu scartato,

escherbn

non baciato dal futuro, non occorso.
Sicché qualcosa resta d’irrisolto,
un dato che rimane non banale,
dalle beghe quotidiane non emerso,
nelle pieghe della vita seminato,
chissà come giudicato inessenziale.


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Tabula rasa, il gelo senza un’orma
giace all’inverno torpido dei crochi,
all'ingiuria dei passi stesi inermi,
in un cristallo limpido appuntati.
Tenera coltre, languido trastullo,
ancora dolce m’abbaglia il tuo candore,
che sottoterra abbevera le tane,

14-gennaio-1979

dell’acqua l’ineffabile sapore,
disciolto nella vita stilla a stilla!
Poi nulla o poco, al dunque, mi rimane,
di giovinezza infuso, antico ardore,
o neve di piantaggini montane,
lieve alla terra, grave per il cuore,
cui già si placa la sete dell’argilla.

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Il verbo non si coniuga al plurale,
terza persona, flessione singolare.
Attore assente, goccia dopo goccia
gronda dal cielo, suono immateriale,
brusìo indistinto, nenia che picchietta,
schizza, diventa voce di chi manca

golconde-magritte

resa incerta, fonema che non stanca,
indugia come un dì, non va di fretta,
ed è vocìo sommesso, impersonale,
di cui s’impregna il cuore fatto roccia
suo malgrado, dal senso elementare,
tradotto infine in sillaba ancestrale.


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Quindi, gravato da sagge lezioni,
la dissipazione, la spettroscopia,
il movimento dei corpi siderali,
lo studio di funzioni, l’astronomia,
una galassia d’accorte riflessioni,
di cui l’efficacia mi sfugge sovente,
vorrei commentare, più banalmente,
il sistema isolato, il modello, che
mi pare ben fatto, “neutro” rispetto
al legame, ogni tipo egualmente
trattato, fissate le differenze

squares-with-concentric-circles-vasilij-v-kandinskij

essenziali, effetti legati alla forma
della buca, la quale, soltanto se
stretta e profonda, ergo un pozzo,
intrappola i cuori alla giusta distanza,
costretti nel fondo, infine congiunti
gli amanti, l’oscillatore perfetto,
ideale, insomma il legame preciso,
secondo copione scontato, il modello
che solo contempla lo stato legato,
quando in effetti è da poco il reale.


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Dai consimili prendere commiato
con un arrivederci di speranza,
seppur sapere quando non è dato.
Diffusa tra gli umani è quest’usanza,
sorretta dalla dubbia convinzione
che il programma prosegua nell’ignoto,

winged-ship-kush

che altrove si proceda con la danza.
La soluzione è nell’insieme vuoto:
espletato lo schema a perfezione,
diversa non ammette permanenza,
ad altro non prelude la partenza,
la contingenza senza soluzione.


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Conoscerlo è negato
qual è l’istante esatto.
Il nesso non è perso,
semplicemente è assente,
sicché nell’ignoranza

Futuro - Balla

si cela il trabocchetto,
si nutre la speranza
in ciò ch’è cominciato
da questo esatto istante,
tenendo solo un verso.


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È cosa, il tempo, fatta per la festa,
però presente affatto personale:
se t’abbisogna, esiste, e non ha sosta;
se non esiste, invece, – ed è banale –

pendolo con ala blu - Chagall

non più t’occorre e lì per lì s’arresta.
È, dunque, una variabile speciale:
non lo si può concedere a chi resta,
nessuno potrà farne capitale.


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Poi decidemmo, infine, di sognare,
affidandoci a stelle e mareggiate,
giornate di burrasca e notti chiare
tra vestigia e battigie abbandonate,
con amicizie occasionali, il mare
a dondolarci il sonno, a cadenzare

marina veliero capanni (560x458)

i giorni e le parole dentro dimore
di fortuna, accampando il nostro amore
nei campi di pannocchie spettinate,
capriccio da abbrustiare, da gustare
sotto il tetto rovente dell’estate,
tra i sanguinosi arbusti delle more.


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Corrente d’acqua fosti, e parve persa,
ritrosa tutt’a un tratto, la tua vena.
Ma nuova forma hai preso, ben diversa,
sei ricomparsa urgente sulla scena,
in altra specie linfa ch’è riemersa.

acqua

Torrente, fiume di parole in piena,
fonte ipogea, fermento d’acqua tersa,
la tua carezza ha preso nuova lena:
sei l’acqua che la vita m’attraversa.


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Ieri, organizzata dall’Associazione Achille Basile – Le ali della lettura, di cui è presidente Carmen Matarazzo, c’è stata a Castellammare di Stabia una serata dedicata alla poesia, iniziata con l’introduzione critica, ad opera di Enza Silvestrini, de La misura dello zero di Bruno Galluccio e proseguita con letture sul tema Scienza e Poesia da parte di Bruno Galluccio, Antonio Di Nola, Giuseppe Vetromile e mia. Il mio intervento è consistito in parte in una rivisitazione in chiave poetica dei principi della termodinamica, a più riprese oggetto di pubblicazione in questo blog nel corso del 2015 (Secondo principio, Primo principio, Principio zero, Secondo principio – enunciato n. 2).

La termodinamica studia gli scambi di materia e di energia coinvolti in qualsiasi fenomeno del mondo sensibile. In breve, considerato l’universo un sistema che non può scambiare né materia né energia con l’ambiente esterno, il principio zero, che prende questo nome perché è stato esplicitamente enunciato come tale in epoca successiva alla formulazione degli altri principi, introduce il concetto di equilibrio termico e la grandezza per determinarlo, la temperatura; il primo principio è incentrato sulla conservazione dell’energia, che può convertirsi da calore in lavoro e viceversa, ma rimanendo in totale costante; il secondo principio introduce l’entropia, alla quale è pertanto strettamente legato il concetto di tempo, come criterio di spontaneità e irreversibilità dei fenomeni naturali. Il terzo principio riguarda in senso stretto la fisica delle basse temperature, che è di grande importanza tecnologica. Si pensi ai superconduttori. La sua formulazione è controversa. Un primo enunciato afferma che l’entropia di una sostanza pura (un elemento o un composto) tende ad assumere un valore nullo o costante all’approssimarsi dello zero assoluto, che è il limite della scala Kelvin, al di sotto del quale la temperatura non può più diminuire (0 K = –273,15 °C). Un secondo enunciato asserisce che è impossibile raggiungere lo zero assoluto attraverso un numero finito di trasformazioni termodinamiche. Incidentalmente, questa seconda formulazione implica che, in un processo reale, l’entropia non può mai annullarsi del tutto. Comunque stiano le cose, rimane il fatto che, per effetto dell’abbassamento della temperatura fino allo zero assoluto, una sostanza pura diventerebbe un solido cristallino perfetto. La mia rilettura di quest’ultimo principio manca ancora all’appello. Eccola!

The Crystal Ball

Ad essere sincero,
lascia quel piedistallo:
sia pregio o sia difetto,
non ti riguarda, invero,
il mondo del perfetto.
O, detta in senso stretto,
per legge o checchessìa,
sei carne, non cristallo,
perciò la tua entropia
non diverrà mai zero.

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