natura



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Adesso ve lo dico in confidenza:
a piacere non se ne può disporre.
Per quanto v’affanniate a non sprecarlo,
è inutile tentarne la gestione,
impegnare la vostra intelligenza
per non lasciarvi rodere dal tarlo
d’averlo inutilmente dissipato.

Farne tesoro resta un’illusione,
si consuma pur se non sciupato,
stolto pensare d’esserne padrone.
Non si può serbare ciò che scorre,
non v’è maniera di recuperarlo.
Il tempo è perso per definizione.

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Che sia ben poca cosa
è controverso affare.
Occorre un solo istante
ad affidarla fiore
al tempo che l’ha erosa.

Eppure non è cosa
che si risolve in niente,
se basta un espediente,
solo una consonante,
per tramutarla in rosa.


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Sapevate che la carta termica, introdotta con l’avvento del fax e utilizzata oggi prevalentemente per gli scontrini della spesa, contiene bisfenolo A, un interferente dell’apparato endocrino? Non è una novità assoluta, ma uno studio recente (Environ. Sci. Technol. 2017, DOI: 10.1021/acs.est.7b03093) suggerisce che non è prudente manipolare a lungo gli scontrini, in quanto il bisfenolo A assorbito attraverso l’epidermide impiega fino a una settimana per essere eliminato completamente dall’organismo. La buona notizia è che questo composto, quando è ingerito con il cibo, come potrebbe accadere consumando bevande contenute in lattina o in bottiglie di plastica (il bisfenolo A viene adoperato per la preparazione della pellicola di rivestimento della superficie interna delle lattine o per indurire la plastica di bottiglie o contenitori adoperati anche per uso alimentare), viene eliminato in un giorno.

Bisfenolo A-d16

Per monitorare il destino del bisfenolo A assorbito dall’organismo nelle diverse situazioni, Jonathan W. Martin dell’Università di Stoccolma e Jiaying Liu dell’Università di Alberta hanno adoperato bisfenolo A marcato con deuterio (D), un isotopo radioattivo dell’idrogeno (H), che è stato usato per sostituire tutti e sedici gli atomi di idrogeno contenuti in una molecola di bisfenolo A. In una prima serie di esperimenti furono studiati gli effetti dell’esposizione cutanea, facendo manipolare per cinque minuti a sei volontari maschi, ai quali furono fatte lavare le mani dopo due ore, degli scontrini termici preparati con bisfenolo A deuterato. A debita distanza di tempo, furono analizzati gli effetti dell’assorbimento per via alimentare, facendo ingerire loro un biscotto contenente bisfenolo A deuterato. Senza entrare nei dettagli sperimentali, che chi vuole può trovare nell’articolo originale, si osservò che la concentrazione di bisfenolo A deuterato nelle urine dei volontari aumentava linearmente nei due giorni successivi all’esposizione cutanea e che, in metà dei volontari, era ancora presente in quantità rilevabili dopo una settimana. D’altro canto, dopo ingestione, l’escrezione nelle urine fu massima dopo cinque ore e scese praticamente a zero nell’arco di una giornata. Il commento di uno degli autori dello studio è che, dopo ingestione, il bisfenolo A viene metabolizzato nel fegato ed eliminato con le urine in tempi molto brevi, mentre l’assorbimento per via cutanea comporta probabilmente un metabolismo meno efficace, che potrebbe causare effetti tossici dovuti a un’esposizione di durata maggiore. Sarebbe saggio, pertanto, riconsiderare l’uso del bisfenolo A nella carta degli scontrini. Incidentalmente, l’introduzione del 730 online, già aggiornato con l’ammontare della spesa per i farmaci da utilizzare in detrazione, produce, indirettamente, anche questo beneficio. Chi non ricorda gli estenuanti conteggi con gli scontrini per i farmaci, per di più a volte inutilizzabili, perché l’invecchiamento causa uno sbiadimento generale della carta termica al bisfenolo A?

Vitamina C

Difatti, alcune industrie stanno già usando sostanze alternative. Per esempio, a un costo maggiore, è già commercializzata una carta termica trattata con un derivato del mais, ma l’opzione più conveniente sembra essere rappresentata dalla vitamina C. Ricordate l’inchiostro invisibile? Da piccolo ne utilizzavo uno preparato con succo di limone. Per blando riscaldamento, ciò che era stato scritto con questo “inchiostro” si imbruniva. Ora non so se responsabile dell’imbrunimento fosse proprio la vitamina C. Il succo di limone contiene altre sostanze organiche, come l’acido citrico, che, per effetto dell’ossidazione, più o meno spinta, possono cambiare colore. Chi, però, conserva in casa della vitamina C in polvere, magari per adoperarla come integratore alimentare, sa bene che l’esposizione al calore o alla luce la trasforma in un prodotto di ossidazione di colore bruno. Uhm, che divertimento, se fossi ancora bambino!

N.B.: parte del testo è liberamente adattato dall’ultimo numero di Chemical & Engineering News.


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Che voi l’abbiate scelto per pigrizia
o per premura davvero poco importa,
però vi devo proprio ringraziare
per non avermi accolto nel consesso;
d’avermi dato l’agio di volare
senza sentirmi parte del complesso,
senza potermi, al caso, consultare,
conoscere la chimica ed il sesso.

In tanta diligenza mi conforta
d’avere burattato l’amicizia
– o ciò che ad essa simile m’appare –
tra chi, sua sponte, m’ha invitato spesso
a navigar montagne oppure il mare,
tra l’alba ed il tramonto antico nesso,
mistero dell’umano trapassare
dall’apice al fittone del cipresso.


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Poi ci sorprende sempre lo stupore,
se tra le more, ancora, generosa,
tra i puntuali addobbi dell’estate,
nel lilla dei garofani montani,
insinuati nelle rime del calcare,
nei gigli rosso-arancio a fine giugno,
nel verde coraggiose pennellate,
nella toccante argilla dei castagni,
del ristoro dei fuochi pure accesa,
tra i gigli delle spiagge più infuocate,
dove indistinti stemmo nel bagliore,

che d’albe e di tramonti veste il cielo,
– ahi, illusi quanto fummo, di carpire
quel segreto invano quanto ardimmo!
(o n’eravamo, forse, primi attori,
o addirittura, ignari, proprio artefici?) –
delle emozioni, insomma, accantonate
allora che un ritaglio ricompare,
si ripropone nuova, come prima,
la rosa che cogliemmo silenziosa,
con l’anima d’un fiore antica rima.


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Ne è passato di tempo, ne è passato,
come il getto di fontane solo un verso,
e con la vita il debito fu assolto,
un fatto lungamente investigato.
Ma non fu dato ad ogni attesa corso,
in modo che ci apparve accidentale,
e quello che non conta fu scartato,

escherbn

non baciato dal futuro, non occorso.
Sicché qualcosa resta d’irrisolto,
un dato che rimane non banale,
dalle beghe quotidiane non emerso,
nelle pieghe della vita seminato,
chissà come giudicato inessenziale.


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Tabula rasa, il gelo senza un’orma
giace all’inverno torpido dei crochi,
all'ingiuria dei passi stesi inermi,
in un cristallo limpido appuntati.
Tenera coltre, languido trastullo,
ancora dolce m’abbaglia il tuo candore,
che sottoterra abbevera le tane,

14-gennaio-1979

dell’acqua l’ineffabile sapore,
disciolto nella vita stilla a stilla!
Poi nulla o poco, al dunque, mi rimane,
di giovinezza infuso, antico ardore,
o neve di piantaggini montane,
lieve alla terra, grave per il cuore,
cui già si placa la sete dell’argilla.

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Il verbo non si coniuga al plurale,
terza persona, flessione singolare.
Attore assente, goccia dopo goccia
gronda dal cielo, suono immateriale,
brusìo indistinto, nenia che picchietta,
schizza, diventa voce di chi manca

golconde-magritte

resa incerta, fonema che non stanca,
indugia come un dì, non va di fretta,
ed è vocìo sommesso, impersonale,
di cui s’impregna il cuore fatto roccia
suo malgrado, dal senso elementare,
tradotto infine in sillaba ancestrale.


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Quindi, gravato da sagge lezioni,
la dissipazione, la spettroscopia,
il movimento dei corpi siderali,
lo studio di funzioni, l’astronomia,
una galassia d’accorte riflessioni,
di cui l’efficacia mi sfugge sovente,
vorrei commentare, più banalmente,
il sistema isolato, il modello, che
mi pare ben fatto, “neutro” rispetto
al legame, ogni tipo egualmente
trattato, fissate le differenze

squares-with-concentric-circles-vasilij-v-kandinskij

essenziali, effetti legati alla forma
della buca, la quale, soltanto se
stretta e profonda, ergo un pozzo,
intrappola i cuori alla giusta distanza,
costretti nel fondo, infine congiunti
gli amanti, l’oscillatore perfetto,
ideale, insomma il legame preciso,
secondo copione scontato, il modello
che solo contempla lo stato legato,
quando in effetti è da poco il reale.


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Dai consimili prendere commiato
con un arrivederci di speranza,
seppur sapere quando non è dato.
Diffusa tra gli umani è quest’usanza,
sorretta dalla dubbia convinzione
che il programma prosegua nell’ignoto,

winged-ship-kush

che altrove si proceda con la danza.
La soluzione è nell’insieme vuoto:
espletato lo schema a perfezione,
diversa non ammette permanenza,
ad altro non prelude la partenza,
la contingenza senza soluzione.

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