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Or che non basta più manco la luna
a immaginare immensa la distanza,
conosco in te la favola e l’incanto,
la fierezza, la sua docilità,
l’esigenza di cura e d’attenzione,
l’istinto limpido di libertà.

Conosco in te la sua fragilità,
il suo abbandono senza spoglie.
Pur s’è spenta la voce del racconto,
e più s’affioca l’eco in lontananza,
conosco in te sognate meraviglie,
visioni sopra il mare dell’infanzia.