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Non l’avemmo la gloria dei cent’anni,
dopo l’argento, l’oro ed il diamante,
le feste d’un’attesa discendenza,
di cui mi confidasti il sogno tacito,
allor che scioglievamo i nostri affanni,
l’illuminato appello all’accoglienza.

Ora serena ti ripenso al lascito,
e tocca a me goderne come in due,
sorpreso al loro palpito vibrante,
ma mi difetta il garbo, la finezza,
non sono bravo alle premure tue,
è tardi per averne la dolcezza.