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Guardiana dell’ora, in cui fummo attesi
dall’aria, dall’abbaglio che incanta
i neonati, eri lì, premurosa
custode di olivi, di sassi indifesi,
che avemmo sì amati ad alterna dimora.
Tu, già corona, già aroma, l’amico
di Venere, il boschetto pudico,
lì stavi, come un regalo scordato,
incurante del tempo, negletta

addossata al tratturo, la pianta,
il mirto che spera nei santi e nei morti
per essere infine scovato, scartato,
quando diventano i giorni più corti,
svestito della polpa violetta,
quando già d’olio è ricolma la giara,
quando novembre il suo volo ha spiccato,
bevanda ne fa dalle bacche sì cara,
l’infuso, che scalda il cuore alla casa.

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