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Qualche giorno fa, in seguito a una ricerca alla quale sono stato invogliato dalla pubblicazione della foto di un’ùpupa da parte di un mio contatto di Facebook, ho rinvenuto accidentalmente in internet il numero 3 dell’eMagazine annuale (qui il link per accedervi) pubblicato dal sito LaRecherche.it, che è amministrato dall’omonima associazione culturale. A LaRecherche fui richiesto di iscrivermi in occasione della partecipazione all’edizione 2015 del Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie, riservato a opere inedite, su carta o sul web. L’iter del concorso, costellato di ingenuità organizzative, fu controverso e contorto. In breve, secondo quanto mi fu dato di capire, a ogni autore fu attribuito un punteggio. In base a questo, in un primo momento, fui estromesso dalla fase finale, nella quale, poi, rientrai, in seguito all’esclusione di autori che mi precedevano, per essere, infine, riescluso. Il fatto che io e gli altri partecipanti venissimo aggiornati in itinere sulle modifiche di graduatoria diede al concorso una connotazione di estrema improvvisazione.

– Che c’entra l’ùpupa? – vi chiederete. Ebbene, nella poesia che inviai, Inventario, regolarmente pubblicata sul blog, c’è un riferimento a questo uccello, che ho avuto la fortuna di avvistare in natura in un paio di occasioni, una volta perfino due esemplari insieme. L’avevo resa temporaneamente inaccessibile in vista della mia partecipazione al concorso, ma fui ugualmente escluso, perché essa era visibile, a mia insaputa, sul sito web della rivista Poeti e Poesia, al quale l’avevo inviata per partecipare ad un concorso precedente, dall’esito ugualmente sfavorevole. Per inciso, Elio Pecora, direttore di Poeti e Poesia, faceva parte anche della giuria del Premio Letterario Il Giardino di Babuk. Ora trovo casualmente l’Inventario, che pare magicamente scomparsa dal sito di Poeti e Poesia, a pagina 53 dell’eMagazine de la Recherche.it. È pur vero che, periodicamente, la Recherche.it mi invia aggiornamenti sulle sue edizioni digitali; tuttavia, non ho ricevuto alcuna comunicazione personale dell’avvenuta pubblicazione. E sia. A quanto pare la prassi, consolidata, stando a ciò che è accaduto a me, di non informare l’autore in maniera diretta è da accettare come effetto collaterale del proliferare dell’editoria digitale. Nella fattispecie, resto col dubbio che si tratti di una trappola messa pretestuosamente in atto per estromettere da un concorso potenziali concorrenti, in quanto consente di considerarne le opere come edite, a discrezione degli organizzatori, pur risultando esse pubblicate sul web in maniera disorganica e all’insaputa dell’autore. Ma questa è una parte del problema sulla quale non m’interessa per ora soffermarmi. Voglio, invece, cogliere l’occasione per raccontarvi un altro episodio, di cui io e l’ùpupa, per sua fortuna ignara, siamo stati attori.

Poco tempo dopo la partecipazione al concorso indetto da Poeti e Poesia fui contattato da un responsabile della casa editrice Pagine, a cui fa riferimento la rivista suddetta. Come contropartita di un mio impegno economico, intorno ai 200 €, se ben ricordo, mi fu offerto di pubblicare l’Inventario in antologia e di avere visibilità in uno spazio web che la casa editrice riserva ai suoi autori. Già questa proposta, di per sé, mi avrebbe indotto a rifiutare. Ma c’è dell’altro. Il signore che mi telefonò, forse cercando di lusingarmi per invogliarmi ad accettare, si avventurò nella recitazione: “Dove ho sepolto la pupa…”. Disattenzione o ignoranza? Se avete avuto la premura di leggere la poesia, potrete farvene un’idea e immaginare la mia risposta. Comprenderete anche cosa, insieme con altre ragioni, mi rende titubante a pubblicare in edizioni cartacee, per le quali mi viene richiesto, a vario titolo, un contributo economico, e m’induce a valutare con estrema cautela la partecipazione ai concorsi.

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