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Poi ci sorprende sempre lo stupore,
se tra le more, ancora, generosa,
tra i puntuali addobbi dell’estate,
nel lilla dei garofani montani,
insinuati nelle rime del calcare,
nei gigli rosso-arancio a fine giugno,
nel verde coraggiose pennellate,
nella toccante argilla dei castagni,
del ristoro dei fuochi pure accesa,
tra i gigli delle spiagge più infuocate,
dove indistinti stemmo nel bagliore,

che d’albe e di tramonti veste il cielo,
– ahi, illusi quanto fummo, di carpire
quel segreto invano quanto ardimmo!
(o n’eravamo, forse, primi attori,
o addirittura, ignari, proprio artefici?) –
delle emozioni, insomma, accantonate
allora che un ritaglio ricompare,
si ripropone nuova, come prima,
la rosa che cogliemmo silenziosa,
con l’anima d’un fiore antica rima.

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