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Se valga più l’aver perduto te
o nella gioventù la corsa breve,
il dipanarsi occulto della vita,
estratti a sorte sogni e disinganni
nella spirale di un gioco dell’oca,
per arrivare a quale, se una meta,
in un beffardo scacco la ventura
d’aver tirato un poco i dadi insieme,

e ad occhi aperti e vigilanti i sensi,
dentro il bisbiglio di mobili e di muri,
sul cigolare lento di cerniere,
su ogni frullo che popola la notte
ed il mio sonno noncurante assalta,
scaduto il tempo, intanto, almanaccare.
O forse l’una all’altra cosa è pari,
viluppo che più il cuore non distingue.

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