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Di via Doglie, antica strada di Ercolano, ho già scritto in precedenza. Da essa prese il nome una stazione secondaria della ex Circumvesuviana, il cui nome è stato da qualche anno cambiato in Miglio d’Oro. Per comprendere l’origine del toponimo, essendo privo di senso, oltre che banale, associarla all’italiano “doglie”, mi sono avvalso di una ricerca bibliografica. La zona è di grande interesse storico e archeologico. Ho trovato indicazioni che il nome possa risalire a quello di un insediamento successivo all’eruzione del ’79 d.C.. Infatti, tra novembre 1975 e gennaio 1976, vi sono state ritrovate delle anfore con scheletri, risalenti al IV-V secolo d.C., anche se, in un suo dattiloscritto, lo studioso ercolanese Virgilio Catalano documenta il rinvenimento, già nel marzo 1955, di parte di un muro in opus reticulatum, di resti umani e di materiale fittile, tra cui delle anfore, datandoli come immediatamente anteriori all’eruzione. Comunque stiano le cose, non è escluso che i reperti fittili ritrovati nella zona siano riconducibili, almeno in parte, a contenitori destinati alla conservazione dei liquidi. Va sottolineato che lo stesso Catalano propende per un’origine bizantina del toponimo Resìna, che è il nome medievale di Ercolano, argomentando che potrebbe derivare dalla consuetudine di aromatizzare il vino locale con la resina dei pini, alla maniera del vino greco Ρετσίνα (Retsìna). Com’è noto, il vino veniva conservato dai Romani in grandi giare (dolia). Di qui nasce l’ipotesi che il toponimo “Doglie” possa avere origine da “dolia”. È certo che in alto a destra in una mappa di epoca ottocentesca si può leggere il toponimo Adoglia, che potrebbe anche riferirsi al nome del fiume scomparso, ivi parimenti indicato. Senza voler forzare la mano, la questione rimane, a mio avviso, irrisolta, ma è lo spunto per il componimento odierno.

Quasi vent’anni, prima del ritorno,
ma nel venire fosti incerta a lungo,
e fu il fugace inverno di tua madre
la tacita ragione per restare
in questo luogo dall’etimo non chiaro.
Poi t’affidasti solo a me quel giorno,
dove non era cercandone l’amore,
in questa strada scavata nel lapillo,

tra i resti degli scheletri e le giare,
e tocca adesso a me la sorte uguale.
Sicché, parrebbe sciolta la questione:
era via Dolia, la strada delle giare,
ora è via Doglie, la via dell’afflizione,
così trasposta nel codice locale
per dare esatto il senso del dolore,
che ai vivi assegna l’umana sparizione.

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