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D’orpelli la promessa fu mancante,
concorde un officiante dell’eterno,
discreto e sbrigativo celebrante,
già confidente del palpito paterno.
Un inno di colori alla sua vita
tu, madre, sola, reggevi tra le dita,
bersaglio d’una sorte non felice.
E lei, dell’esistenza mia l’attrice,
con me di libertà bramosa sposa,
di quante inani cure bisognosa
ancora ignara, la candida Euridice!

venafro-ottobre-73

Così si celebrava il nostro patto,
in pochi gesti, per niente ridondante.
E dopo che la festa fu finita,
– dolci, confetti, infine, lo spumante –
la notte già impiombava la salita.
Ci accomiatammo, quindi, su due ruote,
la nostra moto nascosta in un anfratto,
– la nostra giovinezza infine ardita,
irrispettosa, ribelle all’etichetta –
l’assillo di restare a mani vuote,
il dubbio che la vita andasse in fretta!

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