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La mattinata è cominciata con una bacchettata. Il motivo del contendere è che il temine “cialtrone”, da me adoperato nel commentare il recente confronto televisivo tra il nostro Presidente del Consiglio e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, è stato ritenuto offensivo. Il fatto rilevante è che l’appunto mi viene da una persona che non entra mai nel merito dei contenuti che pubblico nel mio gruppo di Facebook (qui, il link, per chi volesse entrare a farne parte: RaffRag’s friends). Evidentemente, la questione è delicata, per cui, d’accordo, il termine è pesante, mi sono abbandonato all’eccesso, non ho trovato, al momento, altre parole e faccio ammenda nei confronti di Matteo Renzi. Per esprimere il mio pensiero avrei potuto adoperare termini più “soft” (per esempio, ”sindaco d’Italia”), forse più consoni alle orecchie dell’uditorio, ma temo che in ogni caso avrei offerto il fianco alle reazioni negative della tifoseria del nostro Presidente del Consiglio, perché qui il problema vero è che, per i tifosi di qualunque genere, il richiamo alla forma diventa l’unica sostanza.

Intanto, potrei, dire che altri, ben più di me degni di credito, hanno affrontato nel dettaglio, pur senza fare nomi, la questione semantica e vi rimando al loro breve trattatello, in cui si delineano a puntino molti dei tratti salienti del nostro Presidente del Consiglio, secondo l’opinione corrente di buona parte degli addetti alla nostra informazione. A mia parziale discolpa, potrei invocare il fatto che io stesso sono stato più volte bersaglio degli eccessi mediatici, senza che per questo mi sia atteso l’intervento di difensori d’ufficio. In tempi recenti, sono stato chiamato “cretino” da un fervente simpatizzante cinquestelle, che proponeva interventi quanto meno opinabili all’interno del Parco Regionale dei Monti Lattari. In altri meno recenti, “poetofilo”, secondo il neologismo, che ho ritenuto offensivo per la sua assonanza con altro termine ben più pesante, di un’insigne giornalista, a suo modo promulgatrice della informazione scientifica canonica. Oppure potrei dire che il mio commento ricadeva nell’ambito di un discorso generale e che ho avventatamente preso ad esempio un recente avvenimento mediatico. Però lascio perdere le querimonie, perché so che l’andazzo imperante nel nostro paese è di schierarsi soprattutto in base al peso delle parole e poco o niente in base al peso dei fatti, ergo, molto in base a ciò che appare e poco in base a ciò che non appare, secondo i dettami della comunicazione mediatica. Mi pongo, invece, il problema linguistico. Da napoletano, quale termine avrei potuto adoperare?

A chi non appartenga allo sparuto gruppo dei miei fedeli lettori faccio presente che qualche tempo fa mi sono dilungato sul significato del termine napoletano “cazzimma“, una faccenda di cui si è occupata perfino l’Accademia della Crusca. Ecco, considerando che la tifoseria nazional-popolare del nostro Presidente del Consiglio tende a conformarsi ai costumi dei tempi, a privilegiare, cioè, la prossemica, in questo caso accattivante e da furbetto, di Matteo Renzi, a discapito del tono signorile e centrato sulla conoscenza delle cose di Gustavo Zagrebelsky, a cui sarebbe mancata la capacità di spettacolizzare la sua opinione, da napoletano avrei potuto adoperare l’aggettivo “cazzimmoso”, già ampiamente coniato alla stregua e alquanto prima di un ben più famoso “petaloso”. Che altro aggiungere? Che in questo paese, sempre più popolato da cervelli non in fuga, la millanteria è un merito e va trattata con i guanti gialli, mentre il merito di chi conosce, capisce e decodifica, ove necessario, i fatti è diventato un pericoloso e pernicioso demerito, prerogativa di chi non è disposto al cambiamento.