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Ieri, organizzata dall’Associazione Achille Basile – Le ali della lettura, di cui è presidente Carmen Matarazzo, c’è stata a Castellammare di Stabia una serata dedicata alla poesia, iniziata con l’introduzione critica, ad opera di Enza Silvestrini, de La misura dello zero di Bruno Galluccio e proseguita con letture sul tema Scienza e Poesia da parte di Bruno Galluccio, Antonio Di Nola, Giuseppe Vetromile e mia. Il mio intervento è consistito in parte in una rivisitazione in chiave poetica dei principi della termodinamica, a più riprese oggetto di pubblicazione in questo blog nel corso del 2015 (Secondo principio, Primo principio, Principio zero, Secondo principio – enunciato n. 2).

La termodinamica studia gli scambi di materia e di energia coinvolti in qualsiasi fenomeno del mondo sensibile. In breve, considerato l’universo un sistema che non può scambiare né materia né energia con l’ambiente esterno, il principio zero, che prende questo nome perché è stato esplicitamente enunciato come tale in epoca successiva alla formulazione degli altri principi, introduce il concetto di equilibrio termico e la grandezza per determinarlo, la temperatura; il primo principio è incentrato sulla conservazione dell’energia, che può convertirsi da calore in lavoro e viceversa, ma rimanendo in totale costante; il secondo principio introduce l’entropia, alla quale è pertanto strettamente legato il concetto di tempo, come criterio di spontaneità e irreversibilità dei fenomeni naturali. Il terzo principio riguarda in senso stretto la fisica delle basse temperature, che è di grande importanza tecnologica. Si pensi ai superconduttori. La sua formulazione è controversa. Un primo enunciato afferma che l’entropia di una sostanza pura (un elemento o un composto) tende ad assumere un valore nullo o costante all’approssimarsi dello zero assoluto, che è il limite della scala Kelvin, al di sotto del quale la temperatura non può più diminuire (0 K = –273,15 °C). Un secondo enunciato asserisce che è impossibile raggiungere lo zero assoluto attraverso un numero finito di trasformazioni termodinamiche. Incidentalmente, questa seconda formulazione implica che, in un processo reale, l’entropia non può mai annullarsi del tutto. Comunque stiano le cose, rimane il fatto che, per effetto dell’abbassamento della temperatura fino allo zero assoluto, una sostanza pura diventerebbe un solido cristallino perfetto. La mia rilettura di quest’ultimo principio manca ancora all’appello. Eccola!

The Crystal Ball

Ad essere sincero,
lascia quel piedistallo:
sia pregio o sia difetto,
non ti riguarda, invero,
il mondo del perfetto.
O, detta in senso stretto,
per legge o checchessìa,
sei carne, non cristallo,
perciò la tua entropia
non diverrà mai zero.