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E dopo aver sognato stelle e luna,
c’era la pioggia, a volte, a ticchettare,
a borbottare versi la mattina.
Forse retaggio del viaggio americano,
ecco che pranzavamo un po’ alla buona
nelle precarie soste dell’estate:
pollo arrosto, panino col prosciutto,

tra porti e sogni

nell’urgenza un’insalata messicana,
un pasto rimediato tra i banchetti
d’un mercato, insomma, da mangiare
nel tepore d’un alloggio di fortuna.
Nel pomeriggio, mi vincevi a carte,
di nuovo aspettavamo stelle e luna,
tra porti e sogni combinati a caso.