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a Vittorio Esposito

E dunque, che ne sarà
di te, spina riposta
in vaso, che prediligi
i climi caldi e secchi,
raccolta tra gli scricchi
d’un giardino sfigurato
dai nuovi proprietari,
incompetenti e ricchi,
da possidenti ignoti,
irriverenti alla realtà
dei fatti, e l’acqua suggi
che mi resta, che sbocci

landscape-with-brook-brook-with-aloes-1907

inutilmente sul terrazzo,
dove s’ostinano i gerani
nell’attesa, e i gelsomini,
dove acclamasti il sole,
sui miei ritorni spiazzo
soleggiato, che ne sarà
dell’aloè, amara carne
del passato, se coniugato
il tempo nella flessione
principale, solo il passato
resta, e più manco il futuro
lo coniugo al futuro?