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Affronteremo l’erta a gradi. Dapprima
appesi ai fili, sospesi tra i tralicci,
il resto lento pede dalla stazione
superiore, zigzagando nella lava,
nelle nubi sollevate dalle jeep,
confidando nella forza dei polpacci.
L’ascesa non è breve, ma insistere
si deve sulle tracce che portano
al cratere, salire nel lapillo

Natura morta con eruzione dell'Etna

scalpellato dalle suole, rincorrere
le piste avvelenate dalle serpi.
E in vetta, un’inquietudine di fumo,
il murmure possente della terra,
che vomita il suo ventre. Qui nuvola
t’abbraccio sulla nuvola d’un cerchio,
come l’abisso abbraccia una terrazza
instabile, scavata nel basalto.