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Non ragionammo mai del dopo. Forse,
com’è giusto, ci soggiogò l’eterno,
il finale non rientrava nella trama.
Ultimamente è chiara la cupezza
dell’arcano, s’è fatta costumanza,
reincarnata nell’assenza, la certezza

Matese

d’averti pure in questo fiume persa
nell’eterno, nel Lete dove fummo
di passaggio, che linfa di salvezza
ora ti disseta. Qui, sulla sponda
d’Eunoè, mi sporgo mai sfinito, corso
del ricordo che placa la secchezza.