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Ogni senso qui dimora, nel notturno
della ragion veduta, ma l’esatta
percezione se ne implora. C’è il tatto,
non le dita, per il gioco dell’amore,
per la cabala che spicca ogni petalo
dal fiore ad uno ad uno, ed il contatto
manca, la liquida adesione con l’acqua
ch’è mai stanca di fluire. C’è l’olfatto,
ma dei pollini manca la fragranza, il fiore

The Dance of the Five Senses

che s’ingorga nelle nari. Il sapido del sale
lo si sente, ma sono occluse le papille
per il sale che s’asciuga sulla pelle.
C’è la vista, ma l’offusca la caligine,
quando discende il sole nell’occaso,
e se ascolti, la parola è senza suono,
sfugge il lemma che si affranca,
che sublima il fermo-immagine,
mancano le dita che frenano le pagine.

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