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La BART ancora corre al porto,
le foche sguazzano sotto la banchina.
Ma per spostarsi nei fine settimana
fu meglio la patente americana.
I nostri viaggi in Pony, un tourbillon
di nomi in flashback. E di ritorno
a casa, io nudo alla finestra, e nuda
pure tu, distesa sul sofà. La spesa
a mezzanotte, l’allarme a mezzodì,
nel forno è cotto il tuo pasticcio.
E dopo, nel tramonto, una panchina,
ancora lì. Ma lentamente tutto cambia,
oppure cambierà. La Pony fu venduta,
gente diversa vive nella casa. Gli amici,

Yosemite Falls 97

chissà dove, ed un corriere espresso
a Berkeley Downtown è stato messo
al posto dei grandi magazzini. Dunque,
del viaggio – mi dirai – cosa t’importa
serbare le piantine stropicciate, reperti
lacerati nelle pieghe, strisce di carta,
rettangoli distorti. Scoprire quello ch’è
mutato? Fasciarti il cuore nelle bende
dei ricordi? Il fatto è che adesso spesso
discorro solo con me stesso, la memoria
mi vien meno, e d’ogni viaggio tutto
va trascritto nel diario in bella copia.
Mi perdo ciò che scordo, e tu lo taci.

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