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Ieri c’è stata, per me, una nuova prima volta. L’episodio che vi racconto mi crea, tuttavia, l’obbligo di ringraziare il bacchettonesimo di chi mi ha offerto lo spunto per rendere pubblica questa riflessione. Qualcuno ha segnalato agli amministratori di Facebook, per violazione delle regole, L’Origine du monde di Gustave Courbet, esposta al Musée d’Orsay a Parigi, che ho da tempo ivi pubblicata come immagine collegata a un mio componimento, Fugit irreparabile tempus. Se la segnalazione fosse stata accolta, la foto sarebbe stata rimossa. Meritoriamente, a mio avviso, gli amministratori di Facebook hanno riconosciuto che non c’è stata alcuna violazione e la foto è rimasta lì. Questo il testo originale della loro decisione: “Your photo was reported for violating Facebook’s Community Standard on nudity. Since it doesn’t violate this community standard, it was not removed.”

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Non mi dilungo nell’elencare i capolavori, che, col metro del mio anonimo segnalatore, andrebbero degnamente iscritti nel suo personalissimo albo censorio. A Napoli ce la caveremmo dicendo che ‘A mamma d’ ‘e strunze è sempre prena (La mamma degli imbecilli è sempre incinta, ma capite bene che la traduzione è un eufemismo). Tuttavia, questo episodio, emblematicamente (ce ne sono tanti altri, che costellano la nostra vita quotidiana), mi rafforza nel convincimento che viviamo in una società dalla cultura medioevale, una realtà che solo il progresso tecnologico è in grado di mascherare. Sono troppo drastico?

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