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Che sia di terra o d’aria l’umore
che vi bagna, sono mutate in esso
le parole, nell’eco d’un frusciare,
nel murmure d’un fiume verso valle,
che agogna infine alla sua quiete.
E dunque, quale di voi non sa,
di questa terra brulla quale fiore,
dacché mi fu la vostra cura data,
che abita la sete in questo cuore,
cui l’acqua non procura requie?
Il rosso del geranio del principio,
figlio del mare il giglio bianco

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di un’estate, il rusco di montagna
non atteso, morto il gelsomino
e poi risorto, quale di voi non sa
che ancora nell’inghippo il cuore
è preso, come un giorno, quando
l’infisse il fato come un seme
in una terra senza frutti, nell’agguato
che la vita tende ai vivi e poi
li disinganna? Cos’altro dirvi,
che già non v’abbia detto la copia
di quest’acqua a perdifiato?

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