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E dunque, giunti qui da Scilla,
riesce il viaggio a compimento.
D’agosto approda nella forgia
di Trinacria, dove tardivamente
ai colpi di Encelado il cuore
si sofferma, alla natìa scintilla
come fanciullo sempre attento.
D’un fiume mi seduce la corrente,
una teoria di voci indifferente
al buio, dove il Carro s’affioca
e le sue stelle, di queste vampe

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antiche ghermito dal mareggio,
dal rovinoso acciottolìo di lave.
T’è noto che mi tenta la potenza
dell’ignoto, ché lì si stempera
l’eterno, e spesso il suo respiro io
v’indago; ma tu m’aspetti intenta
al resoconto consueto sul presente,
cui t’infervori affatto, ché il patto,
forse, con l’eterno hai già sancito,
che all’empio senno mio si sfoca.