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Da questo poggio a me si spiega
nuovo il mondo, quale al tuo sguardo
dava lo sconcerto. Una roccia sfida
d’acqua, rupe d’omeriche maliarde,
che già d’antiche capre letto giurava
al corpo stanco il ristoro del ritorno.
Di faccia, insula visca, Pithecusa,
come la lava di Resìna appiccicosa,

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giara di colofonia, resina pervinca,
che il balsamo trasuda dei primordi,
allor che suggeriva trame a Oceano
la cupidigia di ghermirti, o Teti.
Tra esse un mare di cocci di bottiglia.
Ecco che pure a te si sospendeva
il fiato di un’acquosa meraviglia!

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