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Del Contributo all’interpretazione di Saffo, fram. 31 Lobel-Page fu autore mio padre, poco tempo prima della sua morte. Sulla base di un’accurata analisi filologica della famosa e controversa ode di Saffo, di cui la rivista ZETESIS propone diverse traduzioni, Melchiorre Ragone perviene ad una interpretazione nuova ed originale. Di questa pubblicazione conosco la storia fin dalle origini, quando accompagnai mio padre a Napoli alla ricerca di una casa editrice. Di ciò ho parlato altrove in questo blog, in Via della Quercia e in Via Ventaglieri. Con mia grande sorpresa, diversi anni dopo, ne rintracciai una copia nella Doe Library dell’Università di Berkeley, dove mi recai in una sorta di pellegrinaggio filiale fino allo scaffale nel quale era custodita. A tale episodio faccio accenno ne La festa. Incidentalmente, tutte e tre queste mie poesie sono state pubblicate ne La ruggine degli aghi. Di recente, infine, sono stato invitato da Carmen Matarazzo alla presentazione di un saggio sull’ode ad opera di Walter Iorio, che ne ha parlato in Un brivido lungo la schiena – L’arcano insoluto dell’ode sublime presso il Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia, dove mi è stato chiesto di commemorare brevemente l’opera di Melchiorre Ragone. In questa occasione mi è venuta l’idea di scrivere i versi che vi propongo:

E conversando a lungo di un’ode tralasciata,
ricomposta in un frammento di scoliasti,
che per progetti un tempo stette concepito
lasciati disattesi, ecco, discerno adesso
la mano del commiato, e già ripenso il rito

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consumato nel futuro, il salmo che intonasti
in un’edicola straniera, cui mi sospinse
un piano insospettato, e d’ellera te cinta,
Saffo, alla passione consorte intemerata!

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