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a mia madre

Ora però non chiederci le fiabe,
che il pianto nostro disperato
dal tuo petto placarono dipinte,
che con cura ritenemmo per i figli,
madre, e per i figli dei nostri figli.
Ora perciò non chiederci le fiabe,
che delle voci nostre non furono

l’essenza, ma della tua, avvinte
dentro al cuore, dove vivi i sogni
nostri stanno, ormai dormienti.
Ora perciò non aspettarti fiabe
che non sappiamo raccontarti,
che ai nostri spettri son silenti,
l’eco distante puoi sentirne.