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S’adagia ormai lontano il mio pensiero
tra le tue membra gravide d’incanto,
fino alla festa d’Istanbul, fino al canto
di quella sola nostra luna, nel mistero
che ti devo d’un anello d’ambra e d’oro,
che nel racconto d’altri m’appartiene,
o Parthenope, in cui dissimulo l’inganno,di cui l’umana cura adesso a me conviene.
E la tua voce suona – “Dove andiamo?” –,
s’infrange al mio silenzio il tuo stupore
di sirena. E come dirti, come, che dove
il cosmo andava volgesse il nostro viaggio,
che accanto allora a me t’avevo almeno,
e ov’esso si compiva, adesso sei distante!

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