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Ciò che le membra furono per te,
per noi furono i cuori, e pure quando
Nike non t’arrise, ardenti corsero con te,
poi che tu fosti l’ingobbito velocista,
che corrugato il volto un vento insegue,
ed avido si scaglia alla sanguigna ellisse
in ver la meta, cui fallace la sua pista

Mennea

si conchiude, quasi sprezzante d’Achille
piè veloce. Altri che corsero conobbi,
ma non per quell’Olimpo della gloria
che pregia il nome tuo, però per la vittoria
in quell’ellittico snodarsi della vita,
ove si chiude amara ogni terrena fretta.