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Adesso che l’incedere del tempo
Già dentro inesorabile si smorza,
E nuova linfa reca a questo assorto
Titubare, ecco, tu, acqua di vena,

acqua di vena

Alle pupille sgorghi dalle ferite
Del profondo, come l’argento lieve
D’un sorriso sciorini il tuo mistero,
E il tuo fruscìo lunare l’anima m’intride.

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