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Mariella Tafuto non me ne voglia, se questa volta ho tratto ispirazione da quanto ella propone su Largo del rosso, forse volendo stigmatizzare che i luoghi comuni sui gabbiani, ricorrenti in certa poesia, non rendono giustizia a questi uccelli. Io stesso, dal loro volo, ho ahimè imparato a riconoscere i luoghi delle discariche. Però non dimentico che anche Caproni ha scritto una struggente poesia su un tema analogo, e nelle righe che seguono, nella stesura delle quali mi sono aiutato con alcuni commenti personali di Carmela Rocco, non ho saputo resistere alla tentazione, a mio modo, di richiamarla. Leggete, e scoprirete dove.

Alzando gli occhi
In aria tutto un brulichio
di punti neri…
Uccelli?…
Lettere stracciate?…
O – forse –
soltanto dispersi brandelli
(gli ultimi) di Dio?…

IcaroGabbiani
Se cerchi la quiete solcando correnti,
Facendo l’aliante – hai presente? –
Che plana superbo nell’aria, ignaro
Che pure straziati fendono l’etere
I gridi avviliti dai luoghi comuni,
Seppure con meno incoscienza di Icaro,
Pilota inesperto del volo sospeso,
Incerto dell’ala meccanica, sappi
Che non m’esalta l’esitazione radente,
Non mi cheta l’imitazione imperfetta,
Anzi, m’affanna il volo a spirale,
Se a tiranti il mutar rotta s’affida,
E non alle ali dei disprezzati gabbiani.
Che pure non tessono trame banali,
Se fino alle nubi si librano, o all’anima,
Quasi di Dio gli ultimi distratti segnali.

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