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Quest’oggi, tra il serio e il faceto, vi propongo una rivisitazione delle prime due strofe de I limoni, di Eugenio Montale, non per competere presuntuosamente con lui, bensì per ironizzare sulla pletora di poeti e scrittori che affollano la rete, moltissimi dei quali difettano del senso del ridicolo e ostentano sussiego. Tuttavia, immancabilmente, I lamponi rappresentano la memoria di un passato lontano, ma sempre vivo nei miei pensieri.

Ascoltami, i poeti battezzati
s’affollano soltanto tra le spoglie
dei luoghi molto amati: scene, ribalte o arene.
Io, per me, tento le strade che riescono alle pietrose
ripe dove in rigagnoli
mezzo seccati aspettano gli sterpi
il torpore della galaverna:
le crepe che fendono i costoni,
discendono tra i ciuffi delle felci
e riescono nelle valli, tra i rovi dei lamponi.

l'erta

Meglio se le frotte dei gabbiani
si stendono convulse sull’azzurro:
più chiaro si dipana il tumulto
dei colori che avvinti all’erta risalgono dal mare,
e questo filo dei ricordi
che già s’infradicia di bruma
e stilla in cuore una freschezza antica.
Qui delle trascorse stagioni
per incanto racconta la terra,
qui tocca anche a noi semplici la nostra parte d’allegrezza
ed è il colore dei lamponi.