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Se quello che non è un tempo è stato,
dunque che ne è stato della metà del cuore,
se strappa l’altra l’ali alla ginestra in fiore,
se indaga l’altra l’essere e il non-essere,
il torto, la ragione, il teorema della pena?
Se quello che non vede un tempo vide,
dunque che ne è stato dell’occhio che si perse
nella terra senza sole, dell’occhio che lesse

enigmi

la significanza delle icone, se l’altro è cieco,
eppure vide la primordiale essenza delle cose
e più non vede, nemmeno fili conduttori
in diacronica sequenza? Che ne è stato?
Se quello che appartiene un tempo è stato,
quale sostanza pulsa, ora, dell’appartenenza
al cuore, al fiore che s’inchioda sul dolore,
quale metà del cuore, quale sua essenza?

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