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(in memoria del 27 maggio 1972)
Del tempo che scorse inesorabile
Io sono colui che sa, e ne sarò scrittore.
Io sono colui che ascolta,
Perché m’insegnò ad ascoltare con gli occhi.
Io sono colui che vede,
Perché v’impresse il totem dell’amore.
Io sono colui che conosce,
perché conobbi l’antenato del dolore.

Efesto

Io sono colui che piange,
Perché calpestai la terra viva del fuoco,
E ne abbracciai l’ardore faccia a faccia.
Io ne violai l’ardore come Icaro,
Ne fui l’angelo di fuoco alle pendici del fuoco.
Del tempo che fluì ineluttabile
Io sono colui che sa,
Ma a nessuno importa di sapere.

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