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Sempre, giammai, o tutto o niente.
Forse perché mi canzonavi onnipotente
mostravano con me le tue parole
la compiutezza dell’assoluto e dell’eterno.
A me si confaceva il dubbio, invece,
e che non fosse la realtà quella che si crede.

Non so. Può darsi. Forse. Poco sapevo
d’un vorticoso vuoto o d’un appagante pieno,
tranne che d’ogni sete avevo in te
la primitiva oblianza. Ma ora non più,
ora non getta la tua fonte alla mia stanza,
e mi lascia di te l’asprezza dell’assoluto
e dell’eterno l’inopinata assenza.
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