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Enzo è un compagno di lunga data. Ci conoscemmo poco tempo dopo che ebbi cominciato a lavorare nell’università. E’ forse l’unico, tra i miei vecchi colleghi di lavoro, ad aver condiviso con me sogni, speranze, battaglie, amarezze. Non ci incontriamo da tre anni, grosso modo, ma ci scambiamo tuttora rapidi messaggi di posta. Ed oggi mi arriva da lui una lettera accorata, che racconta di un recente episodio di cronaca:

Carissimo, ti scrivo perchè ho bisogno del tuo aiuto. Penso che ti sia giunto l’eco di quel rapinatore ucciso mentre cercava di rapinare un tabaccaio a Napoli. Oggi sul Mattino c’erano le dichiarazioni del nonno, che diceva “Per gente come noi il destino è segnato”. Il padre di questo ragazzo era stato ucciso nel corso di una rapina. Il fratello, rapinatore, era stato ucciso perchè rapinava in proprio e non voleva associarsi al clan del quartiere. Vorrei che tu scrivessi sul tuo blog della tristezza che assale uno di sinistra sentendo queste storie, perchè il fallimento della sinistra è tutto in queste storie. Il non aver saputo dare speranza di futuro a chi vive da ultimo in questa realtà.

Riconosco ad Enzo una profonda sensibilità e la capacità di mettere a fuoco i problemi della società, ancor prima che i problemi della ‘sinistra’, con un’insolita semplicità. Ricordo bene che negli anni settanta, gli anni dei sessantottini, tanto per intenderci, si teorizzava che la malvivenza è un prodotto della società, e per questo si era sovente tacciati di ‘giustificazionismo’. Niente meglio di questo suo triste messaggio può oggi trasmettere il senso del fallimento di un progetto sociale, ancor prima che politico. Come dargli torto?

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