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Si spense d’inverno il nostro amore,
ed era nato in maggio, come la viola
che s’apre pensierosa al primo albore.
Ed ogni passo, adesso, dei passi fatti
insieme, è l'illusa memoria del tempo
ch’è fluito, l’ambiguo viale trascorso

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alla mia terra, come il tutto – o il niente? –
ch’è accaduto, mia chiave inesistente,
grembo sconvolto d’Antiope e di Teia,
fronte d’Ippolito e sirima d’Aurora.
Nell'anno terzo dell’età dell’oro.
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