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Ed ora dormo notti d’inganno:
un albero mai visto a Gülhane Park,
lo specchio in madreperla al Gran Bazar,
il tuo ritorno. Di quando in quando t’affacci
sulla Senna, indugi alla tua torre, e poi sorridi
di quel gioco tra noi sconsiderato. E se ritorni,

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pure andremo alla dolomia riarsa del teatro,
alle fragranze d’Epizèfiri. Ma se davvero
puoi, lasciati indietro sofferenze, già
che un albero cresce alle mie pene,
e si tormenta alle sue foglie
l’amaro liquore delle noci.
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