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In genere, non amava spostarsi con i mezzi pubblici, almeno finché il percorso fosse contenuto entro limiti ragionevoli. Quando poteva dilatatare il tempo a suo piacimento, preferiva camminare. E, qualsiasi fosse l’ora, via Tribunali era un percorso quasi obbligato per fare ritorno a casa dal lavoro, fino al terminale della Circumvesuviana, nei pressi di Porta Nolana, dove avrebbe preso il treno. Lungo il decumano dell’antica città romana la vita sembrava essere arrivata fin lì pressoché intatta dai tempi passati. Quand’era giovane, vi aveva frequentato una casa di studenti, per un breve periodo, insieme con Anna Maria. Ecco, era un nostalgico, e gli piaceva respirare quell’aria.36051_1406421493154_7490273_nEra in compagnia, quel giorno, all’altezza dei portici, dove s’addensavano le botteghe del mercato di quartiere. Lungo la strada stretta, invasa dai banchi, bisognava fermarsi ogni cinque-sei passi, per lasciare spazio alle automobili dirette verso l’incrocio con via Duomo. Davanti a loro, una donna faceva le sue compere quotidiane spingendo un carrozzino. Guardò la borsa che oscillava appesa al manubrio. Poi, udì il rombo di una motocicletta. E capì. D’istinto, protese il braccio sinistro come a proteggere quel fardello dondolante. La moto gli passò di fianco, quasi lo urtò, in quello spazio angusto. Erano in due e, grazie al suo gesto istintivo, non riuscirono nel loro intento. I suoi occhi erano ancora fissi su quel pendolo improvvisato, quando avvertì uno strattone. ‘Che cazzo staje facenno? Lascia perdere, jammuncenne, va.’

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