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Ci fu uno squillo di telefono, quel giorno,
e la tua voce roca di catrame, spaventata.
‘Come state, come va, la casa sempre in piedi?’
C’era stato il terremoto, e tu non c’eri.
Ma si sentiva il fresco dei giardini intorno a te.

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C’è stato un altro terremoto, poco tempo fa;
tu di nuovo eri lontana. Ma quello squillo
invano abbiamo atteso, e che dicessi ‘Torno,
sono ancora qua.’ Ne scrivo. Poi, chissà.