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Oggi che s’avventura l’aria alla nostra stagione,
pare lasciata a me la stella mattutina.
Si stende, dell’ora andata,
il lembo antico intriso del tuo odore,
e cupa che inalba il sangue alla memoria
la pietra pallida ordita a strofe di poeti.Se adesso finanche il sole raggela nel piperno,
ahi, come potrei dimenticare, o Dione,
la carezza sommessa del sale alle tue membra,
lo sgomento della quercia dentro al cuore,
il fragore del firmamento,
ora che solo di te rimane spuma d’Afrodite,
e la tua veste soccorso alla mia pena.