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Poi, come se fosse l’alba al primo giorno,
t’invocherà una voce dagli orridi dormienti.
Chiamami - dirà - chiamami alle scaturigini
che t'amai negli occhi: fui figlia d’Efesto,
recondita malìa, Pandora dalle bianche coste.
Io nacqui la ragazza silenziosa ad incantarti,
i piedi gelati, i vetri ovali, e il sorriso aperto,
mandata in sortilegio, ché ad acqua forestiera
moveva l’ansia del tuo passo. A stemprare l’arsura
in calici di fuoco, io porto Vesevo e Mongibello
nel mio vaso, se ora di dolomia è la tua chioma.