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Ahi, rare volte errava la sua veste a questa scesa,
ove s’addorme l’ombra ad un riposto acquario,
e ora che ci torno è d’aridi cespi un inventario,
un liquido intricarsi di scrosci in sorda attesa.
Se si celano muschi dentro il fragore d’una rupe,
io smarrire non so quella ginestra ardita, perduta
alla dolomia, quella sembianza ad ogni grido muta.
E’ tale la mia pena: conoscere fattezze in forme cupe.
Domani a un’altra terra, se come d’autunno arse
scopriranno le sue foglie d’acqua, roride di brume
andranno l’erme giovanili in giostra d’aria e sparse
gioie, siccome alle brezze di Scilla obliate schiume.