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Risento la sua voce, ed è per me come l’avventura,
che a rinnovato fuoco brucia alla levata mattutina
l’ultimo spettro al cercatore. E non ditemi adesso,
se ancora torno a quest’antica ripa, che v’era sordo
lo stridìo del gheppio. Eppure, s’era detto
che qui si spenge ognora l’arsura della selce,AM2005ed era noto che vi s’annega la vertigine del vuoto,
come blandisce orride visioni il levitar d’acquose piume
alla prima ventura degli infanti. E non ditemi ora
che a risuonar su questa china moriva la sua nota
in galaverna, nel macramè di smerli dipinti a tramontana.