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Oggi ho saputo che è morto Pasquale Cervo. L’ho conosciuto attraverso i ricordi di una sua allieva, che lo amava come si può amare un padre. Da lei ho capito che è stato uno di quei padri che hanno saputo erigere, nell’animo dei loro figli, un monumento più duraturo del bronzo. Ciò che scrissi per mio padre va bene anche per lui.

Quando partisti,
nelle iridi il sole,
l'ultimo sorto
(e non v'era lampo di sorpresa),
a noi sembrò,
quell'estremo sorriso,
la luce del tramonto
(ma era la fine di un'attesa).
Altri dicono che poi
ti fermasti a guardarci
contemplando l'estasi lasciata.
Or con diversa intesa
i tuoi nipoti come noi
rimescolano foto
in uno scherzo di carte.
Recitare il memento.
Questa del tuo lasciarci
giocosamente ci avanza
patetica finzione.
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