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Gentile Dottor Basagni,

immagino che lei non abbia memoria di me. Eppure, se leggerà questa notizia, questa storia vecchia come il cucco, che ogni tanto riaffiora sui giornali, a causa di qualche magistrato che cerca d’impegnare alla meglio il suo tempo scoprendo l’acqua calda, qualcosa le verrà in mente, anche se non ci siamo mai incontrati. Intanto, le snocciolo i miei, di ricordi. Era il 1982, di luglio, quando lei si laureò in medicina. Rammenta l’argomento della sua tesi? Spettri d’assorbimento, derivate, amminoacidi aromatici, proteine, transizioni conformazionali. Una materia sulla quale ho pubblicato i miei primi articoli di ricerca, ma inusuale per uno studente di medicina. Francamente, non mi sarei aspettato che dopo un lavoro simile lei diventasse medico di base. Diverso il background, diverso l’approccio sperimentale. Eppure ce l’ha fatta. E ricorda il relatore, il professor Balestrieri? Adesso è in pensione, ma nel 1984, esattamente due anni dopo che lei ebbe conseguito la laurea, il destino volle che fossi trasferito presso il suo Istituto.

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Agli inizi fu molto gentile con me. ‘Tu farai carriera da professore’, mi diceva. Invece, non è andata esattamente così. Forse per gli stessi motivi, chiamiamoli d’ordine stilistico, per i quali mi reputo fortunato di non averla avuta come medico curante, dottor Basagni. Il fatto è che, a mia volta, avevo completato gli studi universitari presso i laboratori ai quali afferiva il professor Balestrieri, svolgendovi la mia tesi di laurea. Un argomento insolito, allora, anche per uno studente di chimica. Spettri d’assorbimento, derivate, amminoacidi aromatici, proteine, transizioni conformazionali. Insomma, stesso laboratorio, stesso argomento, stesso lavoro sperimentale. Ma con una differenza sostanziale: mi laureai nel luglio 1981, giusto un anno prima di lei, relatore un ignavo collaboratore del professor Balestrieri, con una tesi di cui la sua, dottor Basagni, ha il solo vanto d’essere la fedele fotocopia.