wordpress visitors

L’omeopatia è certamente un argomento che affascina. Il tema viene trattato in maniera esauriente, a mio avviso, su questo sito. E così, tanto per controbilanciare gli argomenti di Oca sapiens, la quale anch’ella ne parla diffusamente, qualche tempo fa ho letto un trafiletto sul sito di una rivista che sostiene di rappresentare un insostituibile strumento di controinformazione su medicine non convenzionali, alimentazione naturale, energie rinnovabili, ricerca interiore, agricoltura biologica, ambiente ed ecologia, ma anche un punto di riferimento per tutti coloro che intendono dare priorità all’essere rispetto all’avere e trasformare la propria vita in maniera consapevole e nel pieno rispetto della natura. Ora, io non so voi cosa intendiate per controinformazione. Dal mio punto di vista, significa fornire elementi di conoscenza ‘nascosti’ o ‘mascherati’, magari a bella posta, per offrire un quadro informativo quanto più completo possibile e consentire al destinatario dell’informazione di orientarsi da sé. Se la faccenda vi interessa, leggete il seguito.

Nel trafiletto in questione, che si può leggere in originale qui (date uno sguardo anche ai commenti), si sostiene, citando le ricerche effettuate dal prof. Elia, che Dai chimici arriva dunque la prova che i rimedi omeopatici, cioè ripetute e progressive diluizioni in acqua di principi attivi, non possono essere considerati semplice «acqua fresca» senza caratteristiche peculiari e senza efficacia, come più volte ripetuto dai moltissimi detrattori dell’omeopatia, che in Italia costituiscono il fronte che più ferocemente si oppone al varo di una legge in materia. In realtà, il prof. Elia, col quale in molte occasioni mi sono cordialmente intrattenuto sull’argomento, scrive di acqua che sia stata sottoposta alla singolare ed originale procedura che caratterizza la preparazione dei rimedi omeopatici (la succussione, NdR). In altri termini, nel corso delle sue ricerche, egli ha osservato comportamenti ‘anomali’ dell’acqua, che sono da ascrivere non alla presenza di sostanze ‘omeopatiche’, ma alla procedura di violenta agitazione meccanica alla quale essa viene sottoposta. Ed ecco la ragione per il mio commento, che trascrivo qui sotto, per vostra comodità, seguito dalla successiva replica, a firma di CB, ed, infine, dalla mia controreplica.

05/01/2009 – RaffRag

Vi faccio notare che le anomalie osservate dal prof. Elia si verificano anche con acqua sottoposta a semplice ‘succussione’, la quale, cioé, non è mai stata a contatto con alcun principio omeopatico. Pertanto, gli esperimenti di Elia, lungi dal dimostrare alcun effetto curativo ‘omeopatico’, dimostrano semplicemente che tali anomalie sono indotte dalla succussione, ma non ne rintracciano la causa. Per mio conto, ritengo che le anomalie siano da attribuire a una fase gassosa microdispersa in acqua per effetto della succussione. Vogliamo suggerire al prof Elia di verificare se la succussione sotto vuoto spinto genera ancora queste anomalie?

22/03/2009 – CB

La rete e i forum sono un momento di democrazia, danno a tutti la possibilità di esprimere ed ascoltare moltissime opinioni, come quella qui riportata. La scienza ufficiale (alla quale appartiene senza alcun dubbio il professor Vittorio Elia) ha delle regole, non sempre condivisibili, ma regole a cui bisogna attenersi. Se un lettore pensa di aver individuato uno o più errori nell’articolo di cui si dibatte, non ha che da scrivere all’editore della rivista scientifica che ha ospitato l’articolo stesso (in questo caso è “La medicina biologica”, ott.-dic. 2007) argomentando i motivi del presunto errore. L’editore a questo punto, sempre che le argomentazioni non siano false o irrilevanti, invierà il manoscritto all’autore dell’articolo contestato che sarà tenuto a rispondere per iscritto. Questo è il modo corretto di procedere nella critica di lavori scientifici che hanno subito la mormale procedura di controllo che la scienza ufficiale impone affinchè l’articolo possa essere pubblicato. Per esempio RaffRag sostiene che l’acqua sottoposta a succussione ha le stesse caratteristiche di una soluzione omeopatica. E’ farina del suo sacco? Lo ha letto da qualche parte? Lo ha pubblicato? Quali sono le rilevanze statistiche di questa affermazione? Successivamente attacca il lavoro di cui si dibatte dicendo che non dimostra gli effetti terapeutici di questi prodotti. Ma in questo lavoro non si afferma affatto questo; si afferma invece che le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua dimostrano l’esistenza di una “memoria” dell’acqua stessa. Inoltre: RaffRag è proprio sicuro che la succussione si possa fare sotto vuoto spinto dato che comunque vi sarebbe una fase gassosa di vapor d’acqua?

28/03/09 – RaffRag

@CB

Che l’acqua sottoposta a succussione manifesti le stesse anomalie di soluzioni altrimenti dette ‘omeopatiche’ è informazione che ho più volte ascoltato dalla bocca del Prof. Elia, in occasione di seminari e di conversazioni private. Non so perché non ne abbia fatto oggetto di pubblicazione (in realtà, l’articolo c’è, come avete potuto vedere, ed è proprio quello citato nel trafiletto, oltre che da CB, in versione italiana o inglese, NdR). Da quel che ho sentito, le rilevanze statistiche sono le stesse che caratterizzano le soluzioni ‘omeopatiche’. Non ho mai attaccato il lavoro, ho solo affermato che esso non dimostra l’esistenza di alcuna relazione con le proprietà ‘curative’ delle soluzioni omeopatiche. Su quella che viene chiamata “memoria” dell’acqua, suggerivo di eseguire la succussione sotto vuoto. Il punto non è il vapor d’acqua presente all’equilibrio, ma l’atmosfera di azoto e ossigeno (oppure di qualsiasi altro gas che con l’acqua non ha niente a che fare). Ah, un’ultima cosa: non ho il vezzo di parlare di quello che non so. Ho risposto a tutte le domande?

Letto? Bene, mi direte, cosa c’è che non va? C’è che, al di là dell’uso tendenzioso del linguaggio che traspare dal trafiletto di cui sopra, la mia controreplica del 28/03/2009, fino ad oggi, non compare sul sito in questione. Se volessi esagerare, direi che è stata ‘oscurata’. Evidentemente, CB ha voluto darmi ‘na ‘mparata ‘e crianza (traduco: una lezione di educazione), introducendo, più o meno esplicitamente, la regola che le obiezioni vengano sollevate alla rivista che in origine ha pubblicato l’articolo. E sia, la regola va bene. Tuttavia, lavorando di fantasia sul contenuto dell’articolo, CB, o chi per lui/lei, scrive cose di cui è dir poco che generano l’equivoco. Poi, di fronte alla mia precisazione, giunge a far professione di democrazia, a ribaltarmi contro le puntualizzazioni, come se me le fossi inventate, e a rimandare ad altri la competenza a rispondermi. E’ perfino legittimo, infine, che ritenga controproducente render pubbliche controrepliche che dirimano la materia. Ognuno è padrone in casa sua. Ma l’oscuramento ‘convenzionale’, praticato da chi proclama la controinformazione, non rende un buon servigio alla causa delle medicine non convenzionali, alle quali davvero non servono argomenti basati su rudimentali espedienti linguistici. In fondo, sono un fautore della libertà di cura, anche quando le evidenze scientifiche sono a sfavore o quelle a favore sono palesemente inconsistenti. Ed io stesso, non sapendo bene di cosa si trattasse, ho fatto ricorso, in un lontano passato, a cure ‘omeopatiche’. Ma le chiacchiere fini a se stesse mi rendono affatto nervoso.