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Spero che mi crediate se vi dico che non lo facciamo apposta. A chi guarda dall’esterno, i nostri continui spostamenti potrebbero sembrare animati dal desiderio di sfuggire a qualcosa a cui non riusciamo a sottrarci, perché è sempre lì, accanto a noi, anche se ci imponiamo di credere di vivere in un paese normale. Rientriamo alle 19:30 da Castellammare, di cui vi ho raccontato quattro giorni fa. Ieri era quasi buio, oggi c’è ancora luce, per via dell’ora legale. Telefono per concordare l’acquisto di una pizza, la nostra cena, stasera. Sento una certa ambiguità nelle parole della signora: mi dice che le 20:30 sono l’orario migliore per ritirarla, perché c’è un po’ di movimento. Non capisco. Clienti, penso fra me e me. Poi, all’orario fissato, usciamo. E giù, in fondo, appena dopo aver svoltato a sinistra per raggiungere la pizzeria, la strada è sbarrata. Sulle prime mi pare che vogliano farci accostare per un controllo. Poi un vigile, asettico, ci dice che c’è stato un omicidio, di lasciare l’auto e andare a piedi. Lontani circa trecento metri, verso Torre del Greco, si distinguono un assembramento e delle auto messe di traverso sulla strada. Lungo il breve tragitto scorgo persone che sembrano stare lì ad aspettare qualcosa. Ho la sensazione che siano parenti o sodali del morto ammazzato. Poi sapremo dalla signora, più coinvolta, che c’è stata una sparatoria. Si chiede se la lasceranno passare, con l’auto, per consegnare le pizze. Per fortuna, dovrà andare nella direzione opposta. Ed è così che anche oggi le pallottole hanno assolto al loro compito bestiale, per confermarci chi controlla il territorio, qui. Da Ercolano niente di nuovo, tranne la solita cronaca.