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Ad Iria
sferruzzava Vassili
alla sua calza pomeridiana
aspettando la sera.
Da Sir George
(lo chiamavamo zio)
tutti eravamo davanti a tavolate
ove spazio non c'era
nemmeno più per le posate.
S'allestivano cene
fatte di povere cose,
come trent'anni fa,
quando sul pane duro abbrustolito
poche gocce d'olio
con tre grani di sale
erano il nostro pasto frugale.
Non sapevamo allora
d'essere ergastolani
graziati dalla guerra,
che ci cercava in volo
oltre la cresta del Faito.
Come fuggendo da un bagno penale
corremmo ad Iria
ad inventarci giochi di bambini
(bambini forse siamo sempre stati).
Ad Iria,
tra case sdraiate
nella campagna d’Argo
a prendere il sole
e familiari sorrisi
abbozzati all'incedere straniero,
Ermes volava con l'ali ai piedi
(il suo volto era quasi di sale).
Disceso dalle alture di Hissarlik
c'era perfino Zeus
immerso nel colore blu
senza fondo
dell'acque di Spetses inesplorata.
C'erano, ad Iria,
schiamazzi di bambini
fuori dal tempo
confusi nella paglia gialla.
Mai non sapremo
se il suo colore aveva
o quello del sole.
Poi fummo ad Ageranòs
selvaggia su battigie di paludi,
che fu porto infuocato
ai nostri approdi.