wordpress visitors

Circa un anno fa, John Kanzius, un pensionato di 64 anni, ha casualmente scoperto che l’acqua salata può essere ‘accesa’, generando una fiamma, sotto irraggiamento con onde radio (qui il link al video). Lo scetticismo iniziale del mondo della scienza, peraltro legittimo, è stato sostanzialmente legato a considerazioni di cui si può leggere altrove. Oggi, esso sembra essere stato superato, perché l’esperimento è stato ripetuto alla presenza di un chimico ed è stato certificato dall’Ufficio Brevetti americano, il che è considerato sufficiente a garantire la genuinità dell’osservazione scientifica. Se mi son deciso a parlarne è perché la notizia è stata ufficializzata da Chemical & Engineering News, un magazine dell’American Chemical Society, e, nella Newsletter del 1 settembre 2008, anche dalla Società Chimica Italiana, nella figura del suo Presidente.

In dettaglio, John Kanzius ed altri ricercatori riferiscono che a temperatura ambiente l’acqua contenente sale da cucina, in quantità che vanno da 10 a 300 grammi per litro, quando è irradiata con onde radio di frequenza pari a 13.56 MHz (prossima alla metà della frequenza tipica della cosiddetta banda cittadina, che è 27 MHz, NdR), genera una miscela di idrogeno e ossigeno, che può essere accesa con un comune accendino e lasciata bruciare fino ad esaurimento dell’acqua di partenza. Il fenomeno perdura solo se l’acqua è sottoposta a irraggiamento continuo, ma cessa immediatamente quando la sorgente di onde radio viene spenta. Dunque, anche se la notizia è stata riportata dai media con titoli del tipo l’acqua che brucia, l’oggetto della combustione sono in realtà l’idrogeno e l’ossigeno che da essa si producono. E non potrebbe essere altrimenti, perché l’esperienza e le leggi della chimica ci insegnano che è impossibile far bruciare l’acqua.

Per capire perché l’acqua non possa bruciare, è necessario analizzare il processo della combustione, che è la parola che adoperiamo per descrivere quello che accade quando accendiamo qualcosa e lasciamo che bruci. Tecnicamente, la combustione è un processo in cui una sostanza, il combustibile, cede spontaneamente elettroni, i quali vengono catturati da un’altra sostanza, il comburente, e l’energia eccedente viene rilasciata sotto forma di calore, talora con produzione di fiamme e, talvolta, in maniera esplosiva. Per esempio, nella combustione del legno ad opera dell’ossigeno atmosferico, il carbonio contenuto nel legno è in grado di cedere elettroni (in gergo chimico, di ossidarsi), e l’ossigeno gassoso è in grado di catturarli (in gergo chimico, di ridursi). In altri termini, il legno si comporta da combustibile e l’ossigeno da comburente. Come conseguenza di questo processo, che produce notoriamente calore ed è accompagnato dallo sviluppo di fiamme, il carbonio formerà anidride carbonica, combinandosi con parte dell’ossigeno, e l’idrogeno, anch’esso contenuto nel legno, formerà acqua, combinandosi con l’ossigeno rimanente. Altri casi comuni di combustione, analoghi a quello del legno, coinvolgono, come combustibili, la benzina, i fiammiferi, il gas domestico, eccetera. Perché, allora, l’acqua non brucia? Ne parleremo in seguito.